Rider, lo chef Guido Mori tuona: “Ristoranti fantasma e affari, questi sono i nuovi schiavi”

Lo chef Guido Mori, docente di cucina scientifica di ‘Alma scuola di alta cucina', e un'immagine del presidio dei rider in piazza Adua

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Firenze, 15 marzo 2026 – “Viviamo in una società distopica dove riservare tempo agli amici, agli affetti, a noi stessi è diventato offensivo. Oggi dobbiamo dedicarci soltanto al lavoro e, al massimo, possiamo andare in palestra. Siamo assuefatti al cibo spazzatura cucinato e portato a casa da ’schiavi’”. Lo chef e docente Guido Mori, imprunetino doc, come sempre è pungente e va dritto al cuore del problema: i ciclofattorini che consegnano cibo (e non solo) sono “lavoratori senza diritti che vengono sfruttati quotidianamente. È anche un problema etico”.

Tanti ristoratori e suoi colleghi del settore ricorrono ai servizi di questi lavoratori...

“No, si avvalgono delle principali piattaforme che offrono il servizio delivery. Ma sappiamo tutti cosa c’è dietro”.

“Attività semi legalizzata di sfruttamento”

“I ciclofattorini sono lavoratori con partita Iva che lavorano principalmente e spesso continuamente per una o due grandi aziende. In base alle norme italiane, questa situazione rappresenta un rapporto di lavoro dipendente mascherato con la partita Iva. E se il soggetto si rivolge a un giudice può ottenere l’assunzione. Va detto, poi, che il datore di lavoro deve garantire ai dipendenti i mezzi per svolgere quell’attività e dare garanzie per svolgere il lavoro in sicurezza. Niente di tutto questo avviene nella giungla delle consegne a domicilio”.

Lei parla addirittura di ’nuovi schiavi’: non è un’espressione troppo forte?

“Gli algoritmi delle piattaforme di delivery gestiscono in modo automatizzato l’assegnazione degli ordini, i tempi di consegna e il ranking dei rider. Più il lavoratore dà la sua disponibilità e più possibilità ha di lavorare. Quindi queste persone stanno fuori anche dieci ore al giorno, tutti i giorni e alla fine del mese riescono a prendere 1.100-1.600 euro lordi. Meno di tre euro l’ora: se non è schiavitù questa...”.

Come si esce da questa situazione?

“Gli schiavi ci sono perché qualcuno finge che non ci siano. Ma le consegne a domicilio gestite da queste piattaforme esistono da almeno un decennio. Va smantellato il sistema e in Italia le norme ci sono: applichiamole. Poi c’è un altro aspetto: tanti fattorini sono stranieri che scappano da Paesi dove le condizioni sono ben peggiori. Ultimamente, però, ho visto rider italiani, tra i 45 e i 50 anni, forse persone che hanno perso un precedente impiego e per sbarcare il lunario si sono reinventati”.

Se le leggi ci sono, perché ancora i rider lavorano in queste condizioni?

“Uscire dallo sfruttamento ha due principali conseguenze: intanto a questi lavoratori andrà trovata una soluzione, ovvero un nuovo lavoro dignitoso. L’altro aspetto riguarda i costi del servizio che ovviamente andranno a aumentare. Oggi la consegna di un panino costa, per esempio, 5 euro. Domani avrà un prezzo più alto. Poi ci sono i ristoranti che lavorano esclusivamente per il servizio delivery, i cosiddetti ’ghost restaurant’ che stanno diventando un business anche qui a Firenze”.

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