Maria Cassi: “Bello il potere della risata. Come conobbi il mio amore Fabio Picchi? Grazie a un ‘no’ a Canzonissima”

Maria Cassi insieme al marito Fabio Picchi

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Firenze, 8 marzo 2026 – È una delle artiste più originali e trascinanti del panorama teatrale italiano contemporaneo. Definirla è una sfida, perché la sua arte abita il confine sottile tra clowneria, mimo, cabaret e musica. È Maria Cassi, fiorentina doc di Fiesole ma cittadina del mondo.

Attrice, regista, autrice e anche cantante: chi è Maria Cassi?

"Una donna in primis. E ci tengo a esserlo. Una donna che ha avuto la fortuna di intraprendere una carriera che amava fin da ragazza. Una donna che ha la fortuna di continuare a fare un lavoro che adora tantissimo e che l’ha aiutata nei momenti difficili come la perdita del grande amore della vita (Fabio Picchi, ndr)".

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Quando ha scoperto la sua passione per il palco?

"Fin da piccola avevo il desiderio dell’esibizione. Eleonora, la mia amica e vicina di casa, riuniva tutti i parenti e io raccontavo una barzelletta: vederli ridere mi dava soddisfazione. Ero una bambina, saranno stati i primi anni Settanta. Sono cresciuta tra suore e preti: nata alla Badia Fiesolana, ho frequentato l’istituto delle Suore Serve di Maria Santissima Addolorata di via Faentina, gli Scolopi. Un ambiente con un’apertura mentale straordinaria".

La sua è una comicità fatta con il linguaggio del corpo, con la mimica facciale e con l’uso della voce. Un metodo comico ‘vecchia scuola’: dove l’ha imparato?

"Ho avuto l’opportunità di frequentare la scuola di Alessandra Galante Garrone a Bologna, deputata italiana per aprire la scuola del grande Jaques Lecoq. Lì ho studiato in modo attento e specifico l’arte clownesca, l’improvvisazione, l’osservazione psicologica, lo stare sul palco, il vivere l’arte. Devo ringraziare l’amica Clara che nei primi anni Ottanta mi chiese di accompagnarla a Bologna. Io ero appena tornata a Firenze, dopo gli anni in Austria dove ho vissuto con il mio primo marito, un musicista di musica classica. Andai con lei e subito la scuola mi diede emozioni fortissime. Sono stati anni molto belli".

"Tante esperienze. Quando ho iniziato non volevo fare i classici provini. L’unico con cui li ho fatti è stato Cesare Ronconi. Lui e Mariangela Gualtieri una sera mi dissero: ‘Vieni, ti presentiamo dei ragazzi’. Era la Banda Osiris. Nel 1986, poi, l’incontro con Leonardo Brizzi. Il primo spettacolo? ‘A Saintrotwist’. Eravamo sempre in giro, tra festival, feste dell’Unità. Abbiamo fatto anche il primissimo Zelig. E oggi, dopo 40 anni, il duo di teatro comico musicale Aringa e Verdurini è sempre in scena".

Come ha conosciuto Fabio Picchi?

"Negli anni Novanta, io e Leonardo presentavamo ‘Magazine 3’ su Raitre. Enrico Vaime ci contattò per un provino per il programma della Carrà e Dorelli: ci volevano a ’Canzonissima’. E noi dicemmo no: non siamo comici da gara. Il giornalista Roberto Incerti scrisse un articolo con un titolone: ‘Rifiutano la Rai’. E Firenze si spaccò tra chi appoggiava la nostra scelta e chi ci criticava. Tra coloro che mi sostenevano c’era Fabio".

Ma non era mai stata al suo ristorante?

"Qualche volta, più al Cibreino. In quello ‘grande’ la prima volta andai con l’amico Silvio Orlando. Poi ho iniziato a vedere Fabio con occhi diversi, lui lo stesso nei miei confronti. Non è stato facile all’inizio ma se è accaduto vuol dire che doveva andare così. Per me Fabio è insostituibile".

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Nel 2003 insieme a suo marito avete fondato il Teatro del Sale: come è nata quest’avventura?

"Da tempo Fabio guardava quello spazio e lo vedeva già Teatro del Sale, era un visionario. Voleva creare qualcosa che non fosse strettamente un ristorante: voleva abbinarci il lato artistico, visto il nostro rapporto. All’inizio ero spaventatissima dalla stanzialità perché la mia professione prevede l’andare e il tornare, quindi è molto zingaresca. E soprattutto all’inizio l’impegno era enorme ma bellissimo e grazie a Fabio sono riuscita a mantenere le tournée in Italia e all’estero".

Al suo ristorante? Solo qualche volta, di più al Cibreino

Lei è molto attiva nel sociale e utilizza spesso il teatro come strumento di sensibilizzazione e solidarietà…

"La risata è un mezzo potente per unire e far riflettere. Sono testimonial del centro antiviolenza Artemisia: ho realizzato spettacoli come ‘Sante donnacce! Donne artiste nella vita, artiste della vita’ e partecipato a eventi per sostenere le donne vittime di violenza".

Nel suo curriculum c’è anche una parentesi politica: oggi sono i politici che si spostano verso il mondo dello spettacolo…

"A ognuno il suo. Sono stata assessora alla cultura con il giovane Matteo Renzi presidente della Provincia. Quando me lo chiese lì per lì mi venne da dire sì, ho retto due anni poi sono fuggita. È stata una bella esperienza ma completamente diversa dal mio mondo artistico. Personaggi come me possono dare un punto di vista però io sono una teatrante, felice di esserlo. Mi dà gioia, serenità e mi aiuta molto ad affrontare la perdita di Fabio. Lui mi manca molto, ogni giorno".

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