Sanità, nel 2028 ci sarà un picco di pazienti. Sempre più difficile andare dal medico

Sanità, nel 2028 ci sarà un picco di pazienti. Sempre più difficile andare dal medico

Sanità, nel 2028 ci sarà un picco di pazienti. Sempre più difficile andare dal medico

L’evoluzione a lungo raggio prevede perà un aumento dei camici bianchi e l’abbassamento della loro età media

Roma, 7 marzo 2026 – Secondo lo studio Anaao Assomed, dal 2028 in poi il sistema sanitario italiano rischia di trovarsi con migliaia di medici in eccesso (fino a 60mila in cerca di occupazione entro il 2032) destinati a confluire nella sanità privata se non assorbiti dal Servizio Sanitario Nazionale. Eppure i dati di Gapmed, provider internazionale di servizi e soluzioni tecnologiche per il settore altercare, raccontano uno scenario differente.

I dati dell'Osservatorio Gapmed

L’analisi Pletora Medica dell’Osservatorio Gapmed, che analizza il numero complessivo dei medici attivi, tra pubblico e privato in Italia oggi e nei prossimi 15 anni, non riscontra alcun surplus strutturale: al contrario, il 2028 segnerà il record di pazienti per medico, con una media stimata di 217 assistiti per singolo professionista, a fronte di una crescita costante che porterà nel 2040 un aumento del +50,5% nel numero dei medici attivi rispetto al 2025. Tuttavia è necessario precisare che l’incremento complessivo del numero di medici non garantisce automaticamente la copertura delle aree critiche o delle specialità con minori sbocchi professionali: senza una programmazione mirata, le carenze puntuali potrebbero riprodursi in modo simile a quanto già accade oggi. Cambia anche la composizione anagrafica della professione: se oggi la metà dei medici italiani ha più di 46 anni, entro il 2036 il 50% dei camici bianchi avrà età compresa tra i 25 e i 35 anni, segno del ricambio generazionale in corso. Quanto alla cosiddetta “fuga all’estero”, i medici italiani che scelgono di lavorare fuori dai confini nazionali rappresentano appena lo 0,14% mentre resta aperta la questione dell’attrattività dell’Italia per le professioni sanitarie, soprattutto alla luce di un costo del lavoro che continua a essere non competitivo rispetto a Nordamerica e Regno Unito.

Baldi: “Dopo il calo per i pensionamenti, si tornerà ai livelli pre-pandemia”

"I dati dell’Osservatorio Pletora Medica mostrano che nei prossimi anni il Paese non si troverà di fronte a un surplus di medici, ma a una forza lavoro in trasformazione: dopo il calo del 2025-2026 legato ai pensionamenti, il numero di camici bianchi tornerà nel 2030 ai livelli pre-pandemia fino a raggiungere nel 2040 un incremento del +50,5% rispetto al 2025, che porterà anche professionisti più giovani”, spiega Giacomo Baldi, medico anestesista e fondatore di Gapmed. “Tuttavia, numeri più alti e un abbassamento dell'età media dei medici non garantiscono automaticamente un SSN più efficiente: senza una programmazione mirata e una distribuzione coerente con i bisogni assistenziali, il rischio è che le carenze persistano proprio dove oggi si registrano le maggiori difficoltà, ossia nelle aree più critiche e nelle specialità meno attrattive. Di fronte a una domanda di cure sempre più complessa e intensa a causa dell’invecchiamento della popolazione, è fondamentale investire in tecnologie e soluzioni digitali: intelligenza artificiale per la documentazione clinica, monitoraggio remoto e automazione dei processi amministrativi sono strumenti essenziali per ridurre il carico burocratico e permettere ai medici di concentrarsi sulla cura diretta del paziente".

Tra 15 anni aumento del 50% dei medici, di cui la metà sotto i 35 anni

Nel 2025 in Italia i medici erano circa 459 mila, -6,6% rispetto al 2019; dopo un ulteriore calo nel biennio 2025-2026 (perlopiù dovuto ai pensionamenti), si stima che entro il 2030 il numero tornerà ai livelli del 2019 per poi raggiungere oltre 566mila unità nel 2040. Un’ulteriore inversione di tendenza è rappresentata dall’abbassamento dell’età media. Nel 2025 la distribuzione anagrafica mostrava un sistema ancora sostenuto dai medici più esperti: quasi il 50% di loro dei medici aveva tra 46 e 67 anni e oltre il 31% era vicino alla pensione. Nel 2040, invece, lo scenario cambierà radicalmente con il 46,9% dei medici di età compresa tra 25 e 35 anni. L’aumento dei giovani medici, inoltre, non garantisce la copertura delle aree meno attrattive o più gravose (come la medicina d’urgenza): la sostenibilità del SSN dipende non solo dalla riforma dell’accesso alla Facoltà di Medicina, ma anche da una programmazione efficace delle scuole di specializzazione, rendendo tutte le discipline adeguatamente attrattive e coerenti con i bisogni reali del SSN.

Il carico sul SSN: quanto incide l’invecchiamento della popolazione

Secondo una proiezione, al 2040 il personale sanitario potrebbe essere così distribuito: poco meno di 413mila medici nel SSN e quasi 80mila liberi professionisti. Il vero nodo, però, è quanto incide la popolazione anziana sul sistema sanitario: se nel 2025 gli over 50 equivalgono a oltre 83,8 milioni di “unità pesate” (quasi 3 volte di più del loro numero reale), nel 2040 questa cifra salirà a 94,9 milioni. Questa dinamica si riflette anche nel carico - nel 2025 a ogni medico corrispondevano 209 pazienti, ma il picco è previsto nel 2028 con 217 assistiti per professionista - e, ancora di più, nella variazione del rapporto medico/anziani tra 2019 e 2028: per gli over 65 si passa da 29,4 medici per 1.000 persone a 24,7; per gli over 75 si scende da 57,4 a 48,0; per gli over 85 il calo da 188,7 a 147,4. Dal 2019 al 2025 la richiesta di risorse assistenziali crescerà del 10,47% e aumenterà ancora: dal 2025 al 2036 del 10,4% ed entro il 2040 del +13,2%. Queste proiezioni comunicano che, anche a fronte di un aumento di personale, il SSN fatica a tenere il passo con l’incremento di pazienti nelle fasce più fragili: l’invecchiamento della popolazione è quindi la variabile decisiva per comprendere il carico reale sui medici.

Nessuna fuga di medici all’estero

I dati sui medici che hanno scelto di esercitare fuori dall’Italia sono spesso aggregati in modo improprio: si confonde, infatti, il numero complessivo di professionisti italiani presenti in un Paese in un dato momento (stock) con il flusso annuale di nuovi ingressi (flow), sommando erroneamente valori cumulativi anno su anno. L’elaborazione dei dati OECD, invece, evidenzia che tra 2000 e 2022 hanno scelto di svolgere la professione all’estero oltre 19mila medici; e anche se si guarda al rapporto tra quanti “scappano” dall’Italia e il totale dei medici attivi nel Paese in un dato anno, i numeri raccontano una realtà diversa. Ad esempio, nell’anno 2022 (il più recente di cui abbiamo i dati), tra pubblico e privato, questi erano 561 su oltre 395 mila: un’incidenza dello 0,14%. Il tema, quindi, non è la “fuga all’estero” quanto la poca attrattività del SSN italiano, non solo per i professionisti italiani ma anche se si guarda ai medici provenienti da altri Paesi, in particolare dai sistemi ad alta remunerazione come Stati Uniti, Canada o Regno Unito, che presentano numeri irrisori di ingresso in Italia. Al contrario, i flussi in ingresso provengono soprattutto da Paesi dove le condizioni retributive sono meno competitive: tra questi ci sono ad esempio Romania, Bulgaria e Spagna.  

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