L’Europa protegge la bistecca: “Basta con le imitazioni”

Dalla T-bone alla fiorentina, l’Ue protegge i nomi della carne e ferma le imitazioni Battaglia vinta di Coldiretti (Foto di repertorio Germogli)

Articolo: Vecchia di mezza quaresima: il dolce che ‘taglia’ l’inverno, è il momento dell’antica tradizione di Gubbio

Articolo: Disturbi alimentari, quando il problema riguarda i bambini più piccoli. Come capirlo e cosa fare

Articolo: Pane artigianale a rischio rincari, l’incognita bollette spaventa i fornai: “Siamo al limite, servono aiuti subito”

Firenze, 13 marzo 2026 – Gli hamburger vegetali potranno continuare a chiamarsi così, ma una ‘bistecca’ resterà tale solo se proviene da un animale. È il risultato di una lunga battaglia portata avanti da Coldiretti Toscana (e sostenuta dall’europarlamentare Pd, Dario Nardella) per difendere le denominazioni della carne e garantire maggiore trasparenza ai consumatori, culminata nell’accordo di Trilogo tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo sulle modifiche al regolamento dell’Organizzazione comune dei mercati (Ocm). L’intesa rafforza infatti la tutela dei nomi legati alla carne, vietando l’utilizzo di termini come ’carne’, ’bistecca’ o ’pancetta’ per prodotti che non derivano da animali, come quelli ottenuti da colture cellulari o altre imitazioni. Una richiesta sostenuta con forza dalla più grande organizzazione agricola italiana ed europea, impegnata da tempo contro il cosiddetto meat sounding, cioè l’uso di denominazioni tipiche della carne per prodotti diversi che rischiano di creare confusione tra i consumatori.

Le denominazioni protette

Per questo è stata predisposta una lista di nomi che non potranno essere utilizzati per alimenti che non contengono carne. Come si legge nel comunicato del Consiglio europeo, tra le denominazioni protette figurano quelle che identificano specie animali – come manzo, vitello, maiale, pollo, tacchino, anatra, oca e agnello – ma anche i nomi dei principali tagli: bistecca, costata, T-bone, pancetta, braciola, stinco, spalla o petto. Tutti termini che d’ora in poi potranno essere utilizzati esclusivamente per prodotti di origine animale.

Riconoscimento dei costi di produzione

L’accordo accoglie inoltre un’altra richiesta avanzata da Coldiretti: l’introduzione di contratti scritti obbligatori, seppur con alcune eccezioni, all’interno delle filiere agroalimentari e il riconoscimento dei costi di produzione nella formazione dei prezzi. L’obiettivo è contrastare le pratiche sleali lungo la catena del valore e garantire agli agricoltori un reddito più equo, evitando che siano costretti a vendere i propri prodotti sotto costo.

Trasparenza e salvaguardia della filiera

“Si tratta di un risultato importante anche per la zootecnia toscana – afferma il direttore di Coldiretti Toscana Angelo Corsetti – perché tutela il valore della carne vera e il lavoro degli allevatori, impedendo che prodotti ottenuti in laboratorio o imitazioni possano essere presentati come equivalenti alla carne”. Secondo Coldiretti, difendere le denominazioni significa proteggere trasparenza, qualità e reddito delle imprese agricole, ma anche salvaguardare un patrimonio produttivo e gastronomico che rappresenta un elemento identitario del territorio. L’obiettivo dichiarato dell’accordo europeo è proprio questo: garantire ai consumatori informazioni chiare e distinguere senza ambiguità tra carne vera e prodotti alternativi.

© Riproduzione riservata


© La Nazione