Fedez-Masini: "Questo nostro Festival? Un bene necessario"

Marco Masini e Fedez sul palco dell'Ariston

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Sanremo, 1 marzo 2026 – "A dirla tutta, non siamo entrati neppure in seminario" scherzava ieri la coppia Fedez-Masini a chi gli prospettava l’ipotesi di essere entrata nel Conclave di questo Sanremo 2026 da papa col rischio di uscirne cardinale. "Eravamo già soddisfatti così: quando un brano arriva alle persone e la storia che racconti diventa anche la loro, è già una vittoria" ammettono commentando la loro performance festivaliera con il brano Male necessario. "Qualunque risultato in più ci rende felici, ma è un valore aggiunto. Non abbiamo rimpianti: abbiamo dato tutto e sfruttato al meglio questo palcoscenico. Più di così non potevamo fare, ora possiamo solo continuare a crederci e andare avanti".

Marco, cosa significa per lei essere qui? Masini: "Con l’evoluzione tecnologica che ha attraversato la musica, per me è un sogno, trentasei anni dopo, essere ancora al Festival di Sanremo e salire sul palco con ragazzi di vent’anni. È come se tornassi indietro nel tempo. Ringrazio Federico per avermi dato la possibilità di farlo insieme a lui e a uno staff che mi ha aiutato a scoprire la musica come facevo da ragazzo. Solo che allora imparavo da chi era più grande di me, mentre oggi sono felice di farlo da chi è più giovane".

E a lei Federico cosa le ha trasmesso Masini? Fedez: "Sono rimasto scioccato dalla calma serafica di Marco dietro le quinte: per osmosi è riuscito a trasmetterla anche a me, che ho sempre sentito il peso di questo palco. Alla mia terza edizione sono felice di godermelo di più. Marco ha una tecnica infallibile per stemperare la tensione: parla solo di Fiorentina. La prima sera, al posto del riscaldamento vocale, mi ha detto “Forza Viola“. La seconda, col direttore sportivo dei toscani Fabio Paratici dietro le quinte, mi ha raccomandato di fare bella figura".

Cosa rappresenta questo Sanremo? Fedez: "È fuori di dubbio che Marco nell’arco della sua carriera abbia subito in maniera gratuita denigrazioni totalmente ingiustificate mentre, per quello che mi riguarda, io credo di essere sempre stato il nemico di me stesso. Mi ha colpito, però, quanto la musica riesca alla fine a zittire il rumore intorno. Negli ultimi due anni si è andati oltre ciò che mi riguarda fuori dal palco, e questo per me conta molto. Sto provando a riportare la musica al centro del mio percorso, con la consapevolezza degli errori fatti. Il passato non si può cambiare, ma posso scegliere di concentrarmi su ciò che faccio oggi e su quello che costruirò domani".

Classifiche sanremesi a a parte, ci sono i dati dello streaming: e il vostro risultato è stato subito pieno. Masini: "A volte sono triste perché non ho figli a cui far vivere questo orgoglio. Vengo dagli anni Ottanta: ho iniziato cantando la traccia guida di Si può dare di più, facendo arrangiamenti e persino pulendo le tastiere nello studio di Giancarlo Bigazzi, tra artisti come Mia Martini, Umberto Tozzi, Raf, Gianni Morandi. Ritrovarmi oggi, a 61 anni, dopo 40 di carriera, primo su Spotify e nella classifica Fimi, è un miracolo che mi rende felicissimo".

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