Scompenso cardiaco: l’Aoup guida uno studio multicentrico

Immagine di repertorio

Pisa, 3 marzo 2026 – Un ampio studio multicentrico coordinato da Stefano Masi, dell’Unità operativa di Medicina 1 dell’Aoup e associato di Medicina interna all’Università di Pisa, è stato selezionato per essere supportato dalla Simi-Società italiana di medicina interna (della quale dirige la Sezione tosco-umbra). L’obiettivo del progetto, dal nome ‘REMA-HFpEF - Relevance of Metabolic liver disease in Heart Failure with preserved Ejection Fraction’, è chiarire il ruolo del danno epatico metabolico nell’evoluzione dello scompenso cardiaco con frazione di eiezione conservata (HFpEF-Heart failure with preserved ejection fraction), condizione che si verifica quando il cuore pompa una percentuale di sangue normale a ogni battito, ma non riesce a riempirsi correttamente a causa di un indurimento del muscolo.

E’ oggi una delle forme di insufficienza cardiaca in più rapida crescita nei Paesi occidentali. Negli ultimi anni è emerso con sempre maggiore evidenza che lo scompenso cardiaco non rappresenta esclusivamente una patologia del cuore, ma una condizione sistemica che coinvolge diversi organi, tra cui rene, polmone e fegato. In particolare, la malattia epatica metabolica - oggi definita MASLD (Metabolic dysfunction–associated steatotic liver disease) - è strettamente associata a obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica, condizioni a loro volta fortemente correlate allo sviluppo di HFpEF.

Nonostante questo legame biologicamente plausibile, il peso reale del danno epatico metabolico nella progressione dello scompenso cardiaco resta ancora poco definito. Una delle principali difficoltà è rappresentata dalla mancanza di strumenti standardizzati e sufficientemente accurati per quantificare in modo oggettivo la severità del danno epatico, soprattutto nelle fasi iniziali. I test di laboratorio e i fattori clinici disponibili mostrano un’accuratezza variabile a seconda dello stadio della malattia, mentre metodiche strumentali come elastografia e Fibroscan possono risentire di fattori tecnici e dell’esperienza dell’operatore.

Di conseguenza, il contributo indipendente del fegato alla prognosi dei pazienti con HFpEF è probabilmente sottostimato. Lo studio prevede il reclutamento di 2000 pazienti con diagnosi di HFpEF: 1000 arruolati durante un ricovero per scompenso cardiaco acuto e 1000 seguiti in regime ambulatoriale. Questa doppia coorte consentirà di analizzare il ruolo del danno epatico in pazienti con diversa presentazione clinica, rendendo i risultati maggiormente rappresentativi della pratica clinica reale.

Gli obiettivi principali sono tre: definire con maggiore precisione la prevalenza e la severità del danno epatico metabolico nei pazienti con HFpEF; valutare l’associazione tra gravità della steatosi epatica (accumulo eccessivo di grassi nelle cellule epatiche) e rischio di eventi clinici, come mortalità e riospedalizzazioni; sviluppare modelli predittivi basati su IA capaci di identificare i pazienti a maggior rischio di complicanze, integrando variabili cardiologiche, epatologiche e metaboliche. Elemento innovativo del progetto è l’utilizzo dello Steatoscore, uno strumento multiparametrico sviluppato grazie alla collaborazione tra l’Unità operativa di Epatologia dell’Aoup, guidata da Maurizia Rossana Brunetto, e un team di ingegneri dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa, coordinato dal Francesco Faita.

Lo Steatoscore consente di stimare la percentuale di contenuto lipidico epatico attraverso l’analisi di immagini ecografiche standard in modalità B-mode, dimostrando un’accuratezza simile alla risonanza magnetica spettroscopica. Questo approccio permette una valutazione semplice ma oggettiva e riproducibile della steatosi epatica, rendendo possibile l’applicazione su larga scala in studi multicentrici. Un ulteriore elemento distintivo del progetto è l’impiego di avanzate tecniche di machine learning per l’analisi dei dati, consentendo l’elaborazione simultanea di numerosi parametri e l’identificazione di schemi complessi non rilevabili con le analisi statistiche tradizionali.

Data la disponibilità di terapia in grado di ridurre la severità della malattia epatica metabolica, l’obiettivo finale è migliorare la stratificazione del rischio legato a questa condizione clinica e fornire strumenti applicabili nella gestione dei pazienti con HFpEF. Lo studio avrà una durata di circa quattro anni, con il supporto del Cris-Centro di ricerca indipendente della Simi e la partecipazione di altri centri afferenti alla rete della Simi distribuiti sul territorio nazionale

© Riproduzione riservata


© La Nazione