Abbandono degli oliveti, torna il pericolo: “Nelle aree collinari il rischio è molto alto” |
Nelle aree collinari la raccolta delle olive è fatta a mano (foto d’archivio)
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Empolese Valdelsa, 11 marzo 2026 – Il presente e l’immediato futuro delle nostre olivete sono a rischio. Qualche giorno fa si è detto dell’allarme diffuso circa la progressiva riduzione del numero di ulivi coltivati nelle nostre campagne. Allarme confermato da Ritano Baragli, imprenditore agricolo dell’Empolese Valdelsa e vicepresidente di Fedagripesca Toscana. Baragli era intervenuto sottolineando la necessità di innovazioni nella filiera (anche per aumentare il livello di remunerazione degli agricoltori), posizione condivisa dallo stesso presidente dell’Unione dei Comuni e sindaco delegato, Alessio Mugnaini. Se l’olio extravergine d’oliva è il fiore all’occhiello di Chianti, Valdelsa e Montalbano, ebbene servono politiche per salvarlo.
Il fenomeno olivicolo e le strategie di Fedagripesca
Ora è proprio Fedagripesca - anche sull’onda di quanto riportato - a rilanciare la questione, pur tenendo conto che le colline del Chianti ex Putto sono tra quelle dove l’ulivo sta resistendo di più alle trasformazioni. Nel vicino Chianti Classico, inutile negarlo, la coltura della vite ha vinto questo singolare derby con gli oliveti in una partita che però rischia di snaturare il nostro paesaggio. “L’olivicoltura toscana vive oggi una fase di profonda trasformazione, caratterizzata dalla coesistenza di due modelli produttivi distinti: quello tradizionale delle aree collinari e quello più moderno e meccanizzato sviluppatosi soprattutto lungo la fascia costiera. Una doppia realtà che richiede politiche differenziate e strumenti adeguati per garantire la sostenibilità economica e sociale del settore, o si rischia l’abbandono”. A dirlo è appunto Fedagripesca Toscana, la federazione che riunisce le cooperative agricole e della pesca di Confcooperative Toscana. “Nelle zone collinari – spiega la Federazione - prevalgono oliveti storici, spesso allevati a vaso policonico (tecnica moderna di potatura, ndr), con piante adulte o secolari e costi di gestione elevati, difficilmente compatibili con le attuali condizioni di mercato. Al contrario, nelle aree costiere si sono affermati impianti semi-intensivi e intensivi, progettati per la meccanizzazione e l’impiego di tecnologie di precisione, in grado di garantire maggiore competitività”.
Strategie differenziate e il ruolo delle cooperative
“Non si tratta di scegliere tra tradizione e innovazione – evidenzia Fedagripesca Toscana – ma di riconoscere che l’olivicoltura regionale non è uniforme e non può essere affrontata con un unico modello. Senza strumenti adeguati, soprattutto nelle aree collinari, il rischio concreto è l’abbandono”. “In questo contesto – aggiunge la Federazione - , il ruolo delle cooperative diventa centrale: la condivisione dei servizi, delle attrezzature e delle competenze rappresenta una leva fondamentale per ridurre i costi di gestione e consentire anche alle aziende più piccole di restare attive sul mercato”.
Prospettive future per l'Empolese Valdelsa
Uno dei prospetti da vedere sarebbe introdurre tecniche di irrigazione. Eppure, come già affermato dal sindaco delegato Mugnaini, l’Empolese Valdelsa può costituirsi a modello per rilanciare la preziosa coltura degli ulivi. Guardando al Documento unico di Programmazione da poco pubblicato a Empoli (e che per settori economici guarda anche al quadro dell’Unione), l’agricoltura tiene le posizioni nonostante le difficoltà: quanto a siti operativi stabili di imprese agricole, ne abbiamo 52 nel Limitese, 208 a Castelfiorentino, 169 a Cerreto Guidi, 255 a Certaldo, 232 a Empoli, 149 a Fucecchio, 161 a Gambassi Terme, 103 a Montaione, 48 a Montelupo, 306 a Montespertoli e 270 a Vinci. Si andrebbe verso le tremila aziende e quasi tutte coltivano ulivi. Chiedono ora la dovuta attenzione.
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