Anziana violentata nell’androne di casa, la testimonianza choc: “Dalle minacce agli abusi”

Le indagini sono state portate avanti dagli uomini della Polizia (foto d’archivio)

Pistoia, 3 aprile 2026 – Ha rivissuto i momenti terribili di quel 19 giugno del 2025, quando un uomo la scaraventò nell’androne di casa e la violentò dopo averle chiesto l’elemosina. La vittima, una donna di più di più di settant’anni, nell’udienza di ieri mattina in tribunale, ha raccontato, con lucidità e coraggio quegli attimi spaventosi, rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuseppe Grieco, davanti ai giudici del Collegio presieduto da Stefano BIllet.

Quell’episodio, di cui fu dato conto sulle nostre pagine anche nelle successive fasi delle indagini, condotte dalla Squadra Mobile della Questura, avevano suscitato sgomento e incredulità non soltanto nel quartiere della Vergine, ma in tutta la comunità.

La caccia all’uomo iniziò subito dopo la richiesta d’aiuto e finì con l’arresto di un giovane africano senza fissa dimora (difeso d’ufficio dall’avvocato Marco Tafi del foro di Firenze) che la Polizia Ferroviaria sorprese alla stazione di Firenze, mentre dormiva, sotto una coperta e con due lamette in bocca, stratagemma, si disse all’epoca, per difendersi.

“Stavo tornando a casa ed era una giornata molto calda – ha raccontato la vittima davanti ai giudici, che l’hanno ascoltata in modalità protetta – quando ho incontrato questa persona che mi ha chiesto del denaro. Era nervoso, l’ho visto fin dall’inizio agitato, ma gli ho dato comunque un euro. Ma non era contento, me ne ha chiesti altri. Allora ho cercato le chiavi di casa nella borsa”. Arrivata al portone di casa, scostata la tenda, la donna ha raccontato di aver ricevuto una spinta. Non è caduta a terra, ma si è ritrovata nell’androne del palazzo. E da lì l’incubo: la violenza sessuale, le minacce, il terrore e la richiesta di soldi.

La vittima, rappresentata dall’avvocato di parte civile Sandra Tornatore del foro di Firenze, ha poi raccontato di essere salita al piano dell’appartamento della figlia, dove conservava alcuni effetti personali, e di essere stata seguita dall’aggressore. Gli ha offerto altri soldi, sperando che se ne andasse, ma lui l’ha spinta nella stanza della nipote, e qui si è nuovamente consumata la violenza. Sia l’anziana che la figlia, ascoltata nel corso dell’udienza, hanno riferito che la porta di quella stanza si sarebbe appena aperta. Gli altri familiari erano nel frattempo rincasati, insospettiti e allarmati.

“Lui ha sentito delle voci – ha proseguito la donna – ha visto la finestra, che dà sulla terrazza ed è scappato da lì, perché i tetti sono piuttosto bassi in quel punto. Mi sono messa una coperta addosso e sono scesa dalla nostra vicina. Poi sono arrivate le forze dell’ordine – chiamate dalla figlia – e il personale sanitario”. In ospedale alla donna sono state prestate tutte le cure del caso e poi è stata indirizzata a un centro antiviolenza per intraprendere un percorso di psicoterapia.

Ma le cicatrici sono rimaste: “Ci sono stati cambiamenti nella mia vita. Ancora oggi, quando rientro a casa, che sia la mia o quella di mia figlia, mi guardo alle spalle. Il portone non si chiude subito, neanche il giorno della violenza si era chiuso del tutto”. Anche la figlia della donna è stata sentita: “Appena siamo entrate abbiamo sentito un pungente odore di sudore. Abbiamo notato la borsa della spesa gettata a terra e sulle scale cinque euro lasciati a terra”. Entrate in casa, si sono avvicinate alla cameretta: la porta chiusa violentemente le ha convinte a fuggire e dare l’allarme.

“Ho chiamato il mio compagno, che mi ha detto di chiamare subito la polizia. Quando è arrivato sono saliti a cercarla, è stata la vicina – dove la vittime si era rifugiata – a dirci cosa era successo”. La prossima udienza è in programma a maggio.

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