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Perrella, la paura buona consigliera

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11.07.2019

Il mare e il nuoto, l’infanzia e il presente in una località ascosa boscosa ventosa, forse nel Cilento, chiamata laconicamente Qui. È la geografia sentimentale meridiana dell’io narrante pronto a specchiarsi nel vortice delle paure, per restituirle - questo l’impulso del racconto - in un volumetto concordato con l’editore. Le paure personali, ineffabili e talora ancestrali, e quelle cosiddette «industriali», fabbricate e filmate dal «cinema del terrore» in un mondo dove v’è sempre chi trae vantaggio dagli attentati, dalla guerra, dalla violenza «cieca» che invero ci vede benissimo.

È la materia impalpabile e cruciale dell’ultimo libro di Silvio Perrella, Io ho paura (Neri Pozza ed., pagg. 124, euro 15,00). Il titolo all’indicativo presente rovescia l’assioma di un romanzo di successo di Niccolò Ammaniti (Io non ho paura, 2001) e si concentra invero sull’imperfetto. «Imperfetto come tempo verbale e imperfetto come accettazione di sé e dei propri limiti. Accettazione del proprio essere erroneo e fallace».

Perrella riserva una feconda testura di memoir, finzione e saggio letterario. Il suo è un tentativo di custodire «la bellezza e la finitezza........

© La Gazzetta del Mezzogiorno