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Ninetto e PPP a casa Totò

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22.07.2019

Sarà colpa di Pulcinella, ma la comicità napoletana riserva quasi sempre un’irriducibile malinconia. Non è l’unica contraddizione in essere, perché la risata ncopp’ ‘o Vesuvio è filosofica e pragmatica, è sovversiva e apatica, è familiare eppur straniante; ha insomma qualcosa del “perturbante” di cui parla Freud. Secondo il “totoista” Achille Bonito Oliva, critico d'arte che gli ha dedicato mostre e studi, “Totò applica all'arte contemporanea il metodo socratico. Il suo slogan critico è: 'A prescindere'. Che poi significa sospendere giudizi e pregiudizi, e abbandonarsi all'evento. Ogni realtà diventa un fenomeno a sé. Come non pensare ad Husserl?”.

Totò è il campione di tale comicità “postmoderna” ante litteram, un principe novecentesco della scena al pari di Eduardo, entrambi tanto popolari da essere appellati senza il cognome, sebbene non privi di un tratto altezzoso, del resto iscritto nel predicato nobiliare: De Curtis più naif, De Filippo più rigoroso. Una distanza dal volgo che si percepisce meno in Sophia, a sua volta sinonimica di Napoli nel mondo. Negli episodi di........

© La Gazzetta del Mezzogiorno