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Il cuore che verrà

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31.10.2019

“Diventeremo sempre più precisi nelle diagnosi e sempre più specializzati. Il futuro? E’ già qui. Meno ricoveri e più vite salvate. Un algoritmo ci salverà.”

Il cuore che verrà – ci dice il prof. Alessandro Capucci, direttore Clinica Cardiologia e Aritmologia, Università Politecnica delle Marche – è già un organo molto resistente che, se dipendesse solo da lui, potrebbe continuare a battere per 200 anni. Una condizione per ora irraggiungibile perché dipende da molti fattori, primo fra tutti la perfetta condizione di arterie e vasi sanguigni. Ma il futuro è già qui, e il medico non può opporsi al progresso: semmai lo deve interpretare.”

Noi non faremo più la diagnosi generale: la farà l’I.A. che sarà in grado di elaborare attraverso gli infiniti parametri a disposizione e la strumentazione tecnica a disposizione, strumentazione che permette indagini molto meno invasive rispetto al passato, di indicare – nel minor tempo possibile – lo specialista adatto per curare il paziente. Oggi, il 70% dei ricoveri è dovuto a cause in cui sussiste un problema cardiovascolare. Uomini e donne ormai si equivalgono. Non si tratta solo di fattori dettati dall'età, perché vi è un alto numero di giovani ricoverati con problemi cardiologici dovuti alla tendenza a dormire sempre meno, all’assunzione di sostanze eccitanti, ad un disordine di vita continuato. L’ospedalizzazione incide – ancora – per il 90% sui costi della Sanità. Ben venga quindi la possibilità di prevenire crisi acute, monitorando lo stato di salute a distanza. Cosa è cambiato rispetto al passato? Dopo oltre 5000 pazienti incontrati, curati e salvati, penso che sia possibile oggi migliorare ancora di più la qualità della vita di ogni persona mettendo al lavoro le conoscenze acquisite in questi ultimi 30 anni per ribaltare, o migliorare il sistema di cura. Arriveremo a........

© La Gazzetta del Mezzogiorno