Cosa vuole veramente Trump?

E la Storia chiamò a sé un bifolco, per servirla. Potrebbe essere questo l’incipit di una futura biografia di Donald Trump, se il 2026 confermerà con dei risultati tangibili l’attivismo del presidente americano. Altro che isolazionismo. Sembrano passati decenni dal primo mandato di Trump alla Casa Bianca, da una politica estera fatta più di trame sottili che di proclami minacciosi e azioni eclatanti. Gli accordi di Abramo, per esempio, sono stati perseguiti con una certa raffinatezza politica e poco clamore, nonostante l’intenzione netta di isolare l’Iran e indebolire il predominio dell’influenza sciita sulla regione mediorientale; doti che a un anno di distanza dall’inizio del secondo mandato il tycoon sembra avere del tutto accantonato in favore di un’aggressività verbale e strategica che lascia perplessi. Cosa vuole veramente Trump?

La risposta potrebbe essere più complessa di quanto i suoi comportamenti lascerebbero pensare. Nei quattro anni di interludio tra un mandato e l’altro Donald ha preso appunti: la Russia ha invaso l’Ucraina, Hamas ha compiuto la peggiore strage di ebrei dai tempi della Shoah, Israele ha reagito con una guerra senza quartiere, la Cina ha esteso la propria ragnatela economica e politica su l’Africa e sul sud America, e volge il suo occhio vorace sull’indipendenza di Taiwan. In mezzo, una Europa ipertrofica di dichiarazioni altisonanti ma politicamente insussistente, un’America fagocitata da una crisi culturale senza precedenti, il fallimento e il crollo rovinoso della credibilità delle maggiori istituzioni internazionali, e un mondo in cui sono definitivamente saltati gli archetipi politici e morali sanciti dalla Seconda Guerra mondiale: le dittature proliferano, il terrorismo macina consenso, un antisemitismo che si credeva sconfitto manifesta libero, fiero e prepotente nelle piazze di tutto il mondo. E uccide.

Di fronte a tutto questo, Donald non sfoggia analisi geopolitiche sofisticate; ha poche idee, ma la realtà gli appare chiarissima: non si tratta di pacificare una determinata regione o salvare l’indipendenza di un determinato Paese; in gioco c’è la sopravvivenza della civiltà occidentale e il perdurare del suo ruolo primario negli equilibri politici, economici e strategici dei prossimi decenni. Si tratta di riallineare gli asset globali e ristabilire la leadership della democrazia americana nella guida dell’Occidente e del mondo, in certa misura. Anche con la forza. Qualcuno, poi,........

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