Dostoevskij in ascolto: quando la musica diventa destino

Se si potesse aprire un romanzo di Fedor Dostoevskij come si apre il sipario di un teatro, non apparirebbero subito i volti, ma un suono. Un suono incerto, teso, spesso spezzato. Come un violino che cerca la nota giusta mentre l’anima trema. Dostoevskij non descrive la musica: la mette in scena. La musica, nei suoi libri, non consola. Espone. Denuncia. A volte condanna.                          

Nel romanzo giovanile Netochka Nezvanova, appare una figura memorabile e tragica: Efimov, violinista fallito, uomo consumato dalla convinzione di essere un genio incompreso. Efimov suona, ma non ascolta. Crede nella musica come in una religione personale, e proprio per questo la profana. Il suo violino non è strumento di bellezza, ma specchio dell’ego, della frustrazione, dell’orgoglio ferito. In lui, Dostoevskij mostra una verità spietata: la musica, se non è attraversata dall’umiltà, può diventare distruzione. Efimov è un personaggio profondamente musicale........

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