Un Paese bloccato nell’attesa |
Dalle grandi opere annunciate ai cantieri eterni: come l’intervento politico riduce l’urgenza a propaganda e l’attesa a normalità.
C’è un tratto che accomuna molte infrastrutture italiane ed europee di questi anni: non tanto sono sbagliate, sono piuttosto interminabili. Non falliscono sempre in modo clamoroso, restano invece sospese, incomplete, rinviate. Il problema, quindi, non è solo quanto costano, è soprattutto quando – e se – verranno concluse. Nel frattempo, il tempo scorre, inesorabilmente, per tutti tranne ovviamente che per chi decide.
Negli ultimi mesi il dibattito pubblico si è riacceso attorno a opere considerate “strategiche”, rilanciate come simboli di modernizzazione e ripresa. Commissari straordinari, deroghe procedurali, fondi aggiuntivi sono stati presentati come la chiave per accelerare. Eppure, l’esperienza suggerisce il contrario: più l’intervento si stratifica, più il tempo perde valore. Il cantiere diventa una condizione permanente, non una fase transitoria.
Questo non accade per fatalità né per un difetto culturale astratto. Accade perché l’infrastruttura pubblica, quando è interamente sottratta alla logica della responsabilità diretta, vive in un mondo senza........