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Nicaragua, il regime chiude la società aperta

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29.07.2026

Ortega e Murillo, artefici di una dinastia familiare ormai consolidata, preparano una riforma destinata a estromettere l’opposizione dal voto. È il punto d’arrivo di ogni potere che non tollera limiti, proprietà e individui autonomi.

Le dittature non cancellano la libertà in un solo giorno. La svuotano lentamente, un’istituzione alla volta, finché resta soltanto la parola. Poi, quando l’opposizione è stata dispersa, i giudici assoggettati e le voci indipendenti ridotte al silenzio, il regime può permettersi di abbandonare anche la finzione. È ciò che sta accadendo in Nicaragua.

Durante le celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione sandinista, Daniel Ortega ha annunciato che non vi saranno più elezioni capaci di riportare al potere i suoi avversari. Non ha illustrato una riforma compiuta, ma ha indicato senza equivoci il risultato: chi governa deve continuare a governare e chi è qualificato dal regime come “golpista”, “traditore” o strumento dello straniero non deve poter concorrere. Il capo del regime non ha precisato in quale forma il voto sarà eliminato. L’Assemblea nazionale, interamente controllata dal sandinismo, ha però subito avviato con il Consiglio supremo elettorale la preparazione delle necessarie modifiche costituzionali e legislative.

Il linguaggio ufficiale merita attenzione. La riforma dovrebbe garantire “pace, sicurezza e stabilità”, impedire “ingerenze straniere” e assicurare elezioni “del popolo per il popolo”. Dietro queste formule, il presidente dell’Assemblea Gustavo Porras ha precisato l’obiettivo reale: impedire la partecipazione ai soggetti bollati come nemici della patria. Le consultazioni sono state avviate e Rosario Murillo, moglie dell’uomo forte di Managua e figura........

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