Lo Stato calmiera gli affitti per studenti e li rende più cari
Secondo l’inchiesta di Will e Chora, gli studentati sostenuti dal Pnrr costano più del mercato in 17 regioni su 19. In Calabria, altri 15 milioni servono a trattenere gli studenti negli atenei regionali.
Il Pnrr doveva ampliare l’offerta di alloggi universitari e ridurre il peso economico gravante sugli studenti fuori sede. L’inchiesta Il lusso in una stanza, pubblicata alcuni giorni fa da Will Media e Chora Media, solleva però una domanda scomoda: perché i posti letto ammessi al contributo pubblico presentano, in gran parte d’Italia, tariffe medie superiori a quelle delle camere offerte dai privati?
Gli autori hanno confrontato i prezzi medi delle camere singole in circa trentamila posti letto interessati dalla misura con i valori regionali elaborati da Immobiliare.it Insights. Secondo i risultati pubblicati, gli studentati risultano più costosi in 17 regioni su 19. In Basilicata, per esempio, la media indicata è di 575 euro mensili contro 228 nel mercato privato; in Sicilia, 588 contro 290; in Calabria, 466 contro 247. I divari sono, rispettivamente, di circa il 152, il 103 e l’89 per cento. Anche Molise e Marche presentano differenze comprese tra il 71 e l’80 per cento. Soltanto Lazio e Lombardia mostrano, nella media regionale, valori inferiori.
Questi numeri, tuttavia, vanno usati con precisione. Non costituiscono una statistica ufficiale del Ministero né dimostrano un confronto perfettamente omogeneo. Il Mur ha replicato che le tariffe delle residenze comprendono spesso luce, gas, riscaldamento, oneri condominiali e, in alcuni casi, la mensa, mentre i prezzi pubblicizzati sul mercato privato normalmente non includono tutte queste voci. Gli stessi autori, del resto, riconoscono che il raffronto non è perfetto.
L’avvertenza è doverosa, ma il nodo politico resta. Quando la distanza raggiunge........
