La libertà di proprietà alla prova dei divieti comunali
Tre sentenze tra Stati Uniti e Italia interrogano i limiti al potere pubblico di regolare la proprietà.
Vietare gli affitti brevi viene proposto come rimedio alla crisi abitativa. Si pretende di rendere le case più accessibili restringendone gli impieghi, come se l’offerta aumentasse per decreto. Eppure, vietare le locazioni turistiche non costruisce appartamenti: stabilisce soltanto quale utilizzo sia consentito. La questione supera il turismo: quanto resta del diritto di proprietà quando è l’autorità a deciderne gli usi?
Due sentenze federali americane, con esiti diversi, illuminano il problema. Il 7 ottobre 2026, in Greater Las Vegas Short-Term Rental Association v. County of Clark, il Nono Circuito ha confermato una tutela cautelare a favore di alcuni proprietari del Nevada. La contea esigeva una licenza, ma il portale era stato aperto soltanto tra il 2022 e il 2023; poi non aveva più accolto domande né concluso le pratiche pendenti. Locare senza autorizzazione esponeva a sanzioni. La Corte ha ravvisato una probabile violazione del due process, la garanzia costituzionale di un procedimento adeguato a tutela dei diritti, compreso quello di proprietà. Non ha abolito le licenze: ha chiesto di circoscrivere la tutela, garantendo ai ricorrenti l’esame delle domande. Non occorre proclamare un divieto: basta pretendere un’autorizzazione impossibile da ottenere. È il potere descritto da Alexis de Tocqueville, che “raramente obbliga all’azione, ma si oppone continuamente al fatto che si agisca”. La libertà sopravvive sulla carta, ma non nell’esercizio.
Basterebbe riaprire gli sportelli? New Orleans........
