L’eccesso di protezione, il nemico dell’industria |
Quando la politica promette competitività, spesso prepara il terreno alla sua negazione
“Abbiamo bisogno di un’Europa che funzioni (…), abbiamo bisogno di decisioni rapide (…), abbiamo bisogno di essere competitivi…”. E ancora: “Abbiamo bisogno di fare debito pubblico” per crescere e sostenere la transizione. Le parole del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, pronunciate alcuni giorni orsono alla Camera dei deputati e rilanciate da agenzie di stampa e quotidiani, riassumono bene il clima che attraversa oggi il mondo produttivo: preoccupazione, richiesta di intervento, invocazione di una regia pubblica più incisiva. Ma è proprio qui che si annida l’equivoco.
L’industria europea non soffre infatti per mancanza di strategie pubbliche, ma per l’eccesso di esse. È entrambe le cose, schiacciata da un sistema che pretende di guidare i processi economici dall’alto, sostituendo segnali di mercato con obiettivi politici. Si parla di “visione industriale”, ma ciò che emerge è spesso una sequenza di interventi discontinui, regolazioni mutevoli e incentivi che distorcono anziché orientare. In questo contesto,........