Good bye, Lenin! Trentasei anni dopo, il muro resiste
Le elezioni nell’Est della Germania riaprono una frattura mai del tutto sanata: tra memoria della Ddr, sfiducia nelle istituzioni e difficoltà di una libertà ancora incompiuta.
Le recenti elezioni regionali nella Germania orientale hanno riportato alla luce una frattura che il tempo non ha cancellato. A trentasei anni dalla riunificazione, l’Est continua a votare diversamente dall’Ovest e a mostrare una più marcata sfiducia verso le istituzioni, le élite e le trasformazioni percepite come imposte dall’alto.
Per comprenderne almeno una parte, può essere utile tornare a un film che, più di vent’anni fa, ha saputo rappresentare con straordinaria efficacia il difficile rapporto tra memoria, libertà e cambiamento: Good Bye, Lenin!
Nella pellicola di Wolfgang Becker, uscito nel 2003, Christiane Kerner si risveglia dal coma senza sapere che il Muro è caduto e che la Ddr non esiste più. Per evitarle uno shock, il figlio Alex ricostruisce intorno a lei il mondo scomparso: recupera vecchi barattoli, cerca i cetriolini dello Spreewald, inventa telegiornali e rimette in scena simboli e rituali del regime. Ma la Repubblica democratica tedesca che prende forma nell’appartamento non è quella realmente esistita. È una versione addolcita, più rassicurante, più umana, perfino più tollerante. Il passato viene così ripulito dalle sue asperità e trasformato in un rifugio contro l’incertezza del presente.
È difficile trovare una metafora migliore per comprendere una parte del disagio che ancora attraversa la Germania........
