25 aprile: la Liberazione tra contraddizione e memoria selettiva

Ogni anno, il 25 aprile riporta con sé una tensione irrisolta nel modo in cui l’Italia racconta la propria Liberazione. Da un lato, una narrazione consolidata ˗ soprattutto in una certa area politica ˗ restituisce un’immagine potente e fortemente identitaria: un popolo che si solleva, la Resistenza che sconfigge il nazifascismo, il Paese che rinasce grazie a una spinta autonoma. Dall’altro, resta sullo sfondo ˗ quando non viene esplicitamente ridimensionato ˗ il contesto storico reale in cui quegli eventi maturarono.

Riconoscere questa tensione non significa sminuire il valore della Resistenza. Il coraggio, il sacrificio e il ruolo dei partigiani rappresentano un patrimonio morale e civile incontestabile. Ma trasformare quel contributo nella causa esclusiva, o anche solo principale, della fine del nazifascismo in Italia significa semplificare una realtà molto più articolata.

La caduta del regime e la fine dell’occupazione tedesca furono parte di una dinamica assai più ampia: una guerra globale il cui esito fu determinato in larga misura dall’avanzata degli........

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