Minsk, la retrovia della guerra di Putin
La guerra di Vladimir Putin non sta soltanto seminando morte e distruzione in Ucraina. Sta consumando, poco alla volta, anche ciò che resta della sovranità bielorussa. Ed è forse questo uno degli aspetti meno compresi del conflitto: mentre l’attenzione occidentale resta concentrata sulle battaglie nel Donbas, sugli attacchi contro Kharkiv o sulle incursioni nel Mar Nero, a nord si sta consolidando qualcosa di più profondo di una semplice alleanza militare. La Bielorussia di Aleksandr Lukashenko appare sempre meno come un alleato riluttante del Cremlino e sempre più come una piattaforma strategica integrata nella macchina bellica russa. Kyiv osserva con crescente inquietudine ciò che accade oltre il confine settentrionale. Negli ultimi mesi le autorità ucraine hanno segnalato movimenti militari, ampliamenti infrastrutturali, attività logistiche e sistemi collegati alle operazioni dei droni russi sul territorio bielorusso. Non ci sono, almeno per ora, indicazioni concrete di una nuova offensiva terrestre diretta verso la capitale ucraina. Ma il punto forse è un altro. Il problema non è soltanto il rischio di un nuovo attacco dal nord. Il problema è che la Bielorussia sta progressivamente diventando parte integrante dell’ecosistema operativo della guerra russa.
È una trasformazione lenta, quasi silenziosa, che avviene senza proclami ufficiali e senza bisogno di dichiarazioni solenni. Lukashenko conosce bene i limiti del proprio margine politico. Sa che un coinvolgimento diretto dell’esercito bielorusso nel conflitto potrebbe provocare tensioni interne difficili da........
