Minacce nucleari a Roma

Il segnale che l’Europa non può ignorare

C’è qualcosa di surreale nel fatto che, mentre l’attenzione globale si concentra sul Golfo e sulle tensioni tra Washington e Teheran con Donald Trump che torna a minacciare l’Iran sul dossier nucleare, nel cuore dell’Europa si torni a evocare con disinvoltura lo spettro dell’atomica. Non in un contesto clandestino o marginale, ma a Roma, dentro una residenza diplomatica, nel corso di un evento ufficiale promosso dall’ambasciatore della Federazione russa Alexey Paramonov.

Martedì 15 aprile, nella sua residenza, si è svolto un convegno dedicato alla presentazione del libro Dalla deterrenza alla coercizione: la nuova dottrina nucleare della Russia. Un titolo che già di per sé contiene un programma politico e strategico: non più soltanto deterrenza, cioè equilibrio fondato sulla paura reciproca, ma coercizione, ovvero l’uso della minaccia nucleare come leva attiva. Gli autori – Sergej Avakyants, Sergej Karaganov e Dmitrij Trenin – sono stati presentati dallo stesso Paramonov come “tra i più autorevoli esperti russi nel campo della sicurezza nucleare”, espressione che, letta nel contesto attuale, suona più come un’indicazione di linea che come un riconoscimento accademico. A rafforzare il quadro, uno scritto del ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

Il dibattito, durato circa due ore, ha visto la partecipazione dell’ex ambasciatore italiano Bruno Scapini, autore della prefazione, candidatosi alle ultime elezioni europee con Democrazia Sovrana Popolare, partito politico euroscettico di cui è coordinatore il cossuttiano Marco Rizzo. Non stupisce dunque che il pluralismo si sia fermato sulla soglia: il punto di vista emerso è stato esclusivamente quello di Mosca. Nessuna incrinatura, nessuna voce dissonante. Le tesi sono quelle già note: la guerra in Ucraina attribuita alla Nato, non agli Stati Uniti; l’Unione europea indicata come corresponsabile storica del conflitto; e,........

© L'Opinione delle Libertà