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Uguaglianza, imposta progressiva, sanità pubblica

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14.10.2019

Sessant’anni fa, quello spiritaccio di Giulio Andreotti si domandava: “Perché la stupenda frase La giustizia è uguale per tutti è scritta alle spalle dei magistrati?”. Domanda retorica per comune esperienza nella Repubblica italiana, che indulgiamo a definire ‘Stato del dritto’. Eppure, già Aristotele affermava che uguaglianza e libertà sono l’inscindibile essenza dell’unica vera democrazia. Ovviamente, intendeva la legge uguale, espressa con il mirabile nome di isonomia, cioè uguaglianza nei diritti, non nei possessi.

Settant’anni fa i costituenti assestarono un colpo mortale all’uguaglianza legale (pur sancita dalla Costituzione nell’articolo 3, primo comma, e subito minacciata tuttavia dal secondo comma) nell’approvare l’articolo 53, secondo cui “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. È un principio nuovo perché, mentre il concorso di tutti alle spese pubbliche era già stabilito nello Statuto albertino, questo stesso poi decretava, al contrario della Costituzione, che “i cittadini contribuiscono indistintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato”. Fissava cioè il principio della proporzionalità, l’unico che rispetta l’uguaglianza legale, mentre il principio della progressività........

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