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La lezione del Conte 2: due esaltazioni e un vantone

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06.09.2019

Un disgusto spruzzato d’ironia ci ha procurato la vicenda conclusiva della formazione del governo. In particolare, l’esaltazione della lungimiranza dei politici, che avrebbero salvato la legislatura per il bene della patria, e la celebrazione della democrazia elettronica, glorificata per importanza alla stregua della rivoluzione inglese o americana, mentre il vantone che si crede statista (intuite chi) giudicava il tutto come un accadimento storico degno di Tucidide.

La banale prosa della politica italiana appare sempre poesia epica ai modesti autori. Dal governo del cambiamento siamo, nel volgere del solleone, entrati nel governo del rinnovamento. Certamente, abbiamo ministri nuovi, mentre i peggiori sono rimasti, sebbene variando poltrona. In una non banale crisi di governo hanno voluto intravedere l’inestimabile pregio del parlamentarismo: un nome ed un sistema che posseggono di per sé una connotazione negativa, nel senso che indicano una sorta di deviazione, se non degenerazione dell’ideale governo parlamentare. Non sarà un nuovo governo purchessia a garantirci la salvezza; peggio, se esso intende proseguire, accentuandolo, nell’indirizzo dei predecessori.

Il vantone, lo ricordiamo tutti,........

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