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L’evasore fiscale corrompe la società e lo Stato ha le sue colpe

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18.10.2019

Come scrisse crudamente Lord Acton, “La corruzione è molto meglio che la ruota per la tortura, lo schiacciapollici o lo stringicaviglie, ma tende ad un esito simile. Mina la libertà”.

Le leggi, infatti, per quanto ne vengano emanate di improvvide, sono pur sempre basate sui presupposti del diritto, espressi in modo insuperato dal giureconsulto Ulpiano: “Honeste vivere, neminem laedere, suum cuique tribuere". Tra le singolari stranezze della società italiana annoveriamo la diffusa convinzione che l’evasore fiscale non sia altro che un furbo connaturato od occasionale, renitente a versare i tributi allo Stato. E poiché siamo un popolo che apprezza non poco la scaltrezza, l’evasore è circondato, sotto sotto, da una certa qual ammirazione dei concittadini, larvata e no, per non dire dell’invidia e della simpatia. Ne è prova il fatto, sottolineato con arguzia da Ernesto Galli della Loggia, secondo cui “la società italiana non sanziona né i corrotti né i corruttori con alcun discredito pubblico, con alcuna messa al bando sociale”. Ecco il punto, troppo trascurato: l’evasore appartiene di pieno diritto alla categoria dei corruttori. Non è soltanto un semplice contribuente inadempiente all’obbligo fiscale e un ladro che ruba ai concittadini per contro paganti in sua vece i servizi pubblici da lui goduti,........

© L'Opinione delle Libertà