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Bonafede l’ha scordato o è scappato? Meglio estrarre a sorte i magistrati del Csm

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03.12.2019

Il Consiglio superiore della magistratura, Csm, previsto dagli articoli 104 e 105 della Costituzione, è formato da tre membri di diritto (Presidente della Repubblica, presidente della Corte di Cassazione, procuratore generale della Corte di Cassazione), otto membri eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori universitari di diritto e avvocati con quindici anni d’anzianità professionale, sedici membri eletti dai magistrati tra i magistrati. Dunque i magistrati votano. Hanno il loro piccolo governo rappresentativo nel Csm, che assume, assegna, promuove, trasferisce e punisce i magistrati. È inevitabile che sia così perché la magistratura costituisce un ordine (non potere dello Stato) autonomo e indipendente da ogni altro potere (dello Stato: il Legislativo e l’Esecutivo). Dunque non può essere che governata da se stessa, sebbene la natura corporativa dell’organo di autogoverno, il Csm appunto, sia stata opportunamente dai Costituenti temperata con la componente di nomina politica. Mentre l’elezione parlamentare dei membri non togati, per quanto l’elettorato passivo sia riservato solo a due qualificate categorie di giuristi, risponde in modo appropriato alla giusta esigenza di assicurare nel Csm la presenza di rappresentanti delle prevalenti tendenze politiche, l’elezione dei togati da parte dei colleghi togati costituisce una scelta infelice dei Costituenti. Scelta né necessaria né provvida, alla luce dei fatti.

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