Le alleanze “campo largo” in Ue e la riforma dell’Onu
Il dadaismo di Donald Trump non è una novità. Prima delle invettive universali contro il Trump invasore peggio di Vladimir Putin e Xi Jinping messi assieme, si sarebbe dovuto ricordare che gli stop and go di Trump sono la chiave della diplomazia del Potus. Diplomazia da suk, è vero, però sembra che anche le cancellerie occidentalistiche debbano uscire – per dirla con Vlad Lenin – dal loro Qualunquismo, malattia infantile dell’europeismo. La Ue è spaccata tra burocratico-fancazzismo e un micronazionalismo antioccidentale (anti-yankees & anti-israeliano) che non è un belvedere. I media sparano sempre su Trump, e con ragione. Tuttavia temo che il problema vero per l’Europa siano piuttosto Putin ed Emmanuel Macron (Macron, ovvero le convulsioni della Francia, che ha suicidato un gollismo d’antan, restando priva di un liberalismo che finalmente la faccia uscire dal napoleonismo-bismarckismo).
Quanto ai leader da attaccare a mezzo invettiva ce ne sarebbero, in Europa. Mi fa specie il silenzio su Pedro Sánchez, premier spagnolo. Il suo terzo governo viene pessimamente descritto da Ai overview di Google come una specie di alleanza tra Psoe e “indipendentisti” (detto di passaggio: sono sempre più sorpreso dalla banalizzazione e dal pressapochismo della Ai). Il Sánchez tre invece, come ho scoperto in un’intervista dello scrittore spagnolo Javier Cercas su Review di dicembre:
1) Ha perso le elezioni del 2023 (nonostante l’avversario di destra venisse da una destra pasticciona e con casi di........
