Cronache di navigazione dal Golfo Persico |
I racconti di un ex motorista di macchina sulle petroliere che negli anni navigavano tra lo Stretto di Hormuz, Indonesia, Giappone e Stati Uniti
La Storia, e non il cattivo giornalismo, è maestra di vita. Il Golfo Persico è in questi mesi al centro dell’attenzione del mondo. Migliaia di marinai sono bloccati sulle loro petroliere tra penisola arabica, Oman e coste iraniane, in attesa che qualcosa si sblocchi. Il petrolio scarseggia ovunque. Invece di pistolotti politici è più utile dare voce a chi ha vissuto gli albori della civiltà degli idrocarburi.
Ascolto i racconti di un ex motorista di macchina, concittadino e amico ligure, che tra gli anni ’50 e i primi ’60 era imbarcato su petroliere statunitensi cha facevano la spola tra il golfo Persico e la California per conto della Texaco oil company. Dopo aver smesso di navigare sui tanker è diventato un imprenditore. Il viaggio prevedeva soste anche a Sumatra e a Nagasaki o Hiroshima in Giappone. Nel mondo si costruivano centinaia di petroliere ogni anno. Tra il 1957 e il 1967 si passò da 427 a 1446 navi tanker (ma era cresciuto anche il tonnellaggio).
Già nell’antichità il regno di Persia applicava gabelle ai naviganti (inclusa la famiglia di Marco Polo). Inoltre i pirati, padroni del mare tra Kuwait e Oman, erano un pericolo costante. Lo Stretto di Hormuz fu un centro di scambi commerciali fino al XVII secolo, epoca in cui i maggiori produttori di ricchezza furono la Cina con l’Italia al secondo posto ˗ quella dei Comuni marinari e poi quella delle Signorie e del Regno di Napoli.
Si tratta di dati documentati dall’economista Angus Maddison: la Cina è stata la prima economia mondiale dall’anno 1 d.C. fino al 1820. L’Italia dall’epoca delle Repubbliche marinare ha mantenuto i livelli di reddito pro capite più alti d’Europa, in quanto leader tecnologico e commerciale. Il Golfo Persico è diventato decisivo prima del Secondo conflitto mondiale, con la scoperta del petrolio come base dell’industria bellica, e poi è diventato la nuova Mesopotamia dove, al posto dell’agricoltura, è nata la civiltà degli idrocarburi.
Com’era allora il golfo persico?
Ho navigato tra l’Arabia e la California per almeno cinquanta volte. Ero motorista sulle petroliere del Næss Group che servivano la Texaco. Nel Golfo praticamente non si scendeva mai a terra. Si restava in rada al largo, anche perché sotto costa i fondali sono molto bassi. Andavamo soprattutto al porto di Ras Tanura, in Arabia, una città costruita per la Saudi Aramco. C’erano delle isolette artificiali al largo dove attraccavamo senza rischio di arenarci. Meglio così: una volta uno dell’equipaggio scese a terra tenendo in tasca una bottiglia di birra e passò dei brutti momenti.
Nel 1940 a Ras Tanura si estraevano 3000 barili di greggio al giorno. Durante la Guerra vi fu costruita una raffineria, e nel 1945 si producevano già 50mila barili al........