Polonia o polonio? Guerre avvelenate

Quand’è che per Varsavia ha avuto inizio la “Peste ibrida”? Più o meno, la data fatidica è quella dell’estate 2021, quando la frontiera con la Bielorussa è diventata improvvisamente un hub ultra congestionato d’immigrazione clandestina. Ben 140mila stranieri, provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia centrale, si sono infatti riversati all’epoca sulle recinzioni di confine, tentando di entrare illegalmente nello spazio comune europeo. Insomma, il polonio mortale e radioattivo di questo tipo particolarissimo di guerra ibrida risiede proprio nella grave crisi umanitaria indotta da questo assalto pianificato, ma pacifico, alle frontiere dell’Europa, di cui si rese al tempo responsabile una considerevole e disarmata massa di disperati. L’unica fortuna di una simile, folle impresa è stato il rilascio graduale da parte bielorussa di questa folla di assalitori, poi in rapido arretramento, scoraggiata dal freddo, dagli stenti e dalla determinazione delle guardie di frontiera e dell’esercito polacco di non cedere a un simile atto di aggressione, adottando misure drastiche come l’immediato respingimento oltreconfine dei presunti richiedenti asilo. Il combinato disposto di questo inizio di guerra ibrida si è poi arricchito in itinere con: interferenze nei sistemi di navigazione Gps; campagne di disinformazione volte a discreditare la Nato e l’Ucraina; cyberattacchi; incursioni di droni e atti di sabotaggio. Il tutto, fatto apposta per osservare modalità e tempi di reazione di un alleato strategico della Nato.

Un bel pacchetto di atti di aggressione, come si vede, per provocare una risposta decisa da parte di Varsavia, e dare........

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