Multipolarismo imperiale: Finis Terrae

Fine della mondializzazione, e inizio della nuova era degli imperi, dominata dai grandi predatori carnivori, dove i rapporti di potenza hanno congedato il diritto internazionale a favore del diritto del più forte. Ma questo vuol dire che l’incontinenza territoriale, per cui si legittima la conquista dei territori, non tenendo più conto dell’inviolabilità delle frontiere internazionali, giustifica le pretese di Vladimir Putin sull’Ucraina, quelle di Xi Jinping su Taiwan e di Donald Trump sulla Groenlandia. Certo, così però ci si addentra sempre più nello spettro di probabilità della Trappola di Tucidide, ovvero dello scontro ravvicinato tra la grande potenza emergente, la Cina, e quella solo in apparenza declinante degli Stati Uniti. E fa niente se per nutrire l’illusione del “partenariato” paritario Usa-Russia, Putin deve sacrificare il benessere del proprio popolo, per nutrire la leggenda della ricostruzione dell’impero soviet-zarista, al prezzo non irrisorio del suicidio demografico ed economico del suo Paese, nonché del vassallaggio di Mosca nei confronti della Cina. Il problema non secondario del ritorno degli imperi riguarda quei Paesi che non rientrano nel “giardino di casa” dei tre neo imperatori, come India, Brasile, Indonesia, Nigeria e Africa del Sud, che si trovano a riempire gli spazi rimasti vuoti, e si sentono pertanto legittimati a coltivare le loro ambizioni di potenza, vendicandosi delle ex potenze coloniali, soprattutto europee. La novità vera è che questo nuovo capitalismo “predatorio”, emancipatosi dallo Stato di diritto, ha stretto una santa alleanza con gli autocrati e, per quanto riguarda Trump, con l’immenso potere tecnologico delle Big Tech della Silicon Valley, fattore che gli consentirà........

© L'Opinione delle Libertà