L’economia della morte: Russia in crisi |
Se gli eserciti hanno i loro “killing field”, anche i bilanci pubblici possono andare incontro a una specifica “deathzone”. E quest’ultimo scenario, secondo alcuni autorevoli osservatori internazionali, interesserebbe proprio la Russia odierna che potrebbe non avere abbastanza risorse, per continuare ancora a lungo la sua guerra d’invasione in Ucraina. In particolare, intervenendo all’inizio di questo quinto anno di ostilità, pur astenendosi dall’analizzare il contesto geopolitico attuale e le motivazioni irriducibili del Cremlino a voler andare fino in fondo alla guerra, The Economist, “tecnicamente” convinto della imminente bancarotta di Mosca, ne affida la relativa analisi all’economista russa, Alexandra Prokopenko, membro del Carnegie Russia Eurasia Cente. Ad avviso dell’esperta, la montagna di debiti della Russia ha raggiunto simbolicamente la soglia critica degli 8mila metri dell’Everest, al di sopra della quale il corpo umano (e, in metafora, uno Stato indebitato come quello russo) consuma se stesso più velocemente di quanto si possa autorigenerare! In altri termini, l’economia russa si troverebbe in una condizione di “equilibrio negativo”, per cui le sue autorità cercano di tenere assieme i pezzi mentre è in corso un processo costante di destrutturazione delle sue capacità future di ripresa. L’analisi, però, non tiene che, dopo la fine della guerra e del conseguente rientro delle sanzioni da parte degli Usa, la Russia avrà oggettivamente enormi capacità di ripresa. La Prokopenko, infatti, si limita ad analizzare la dinamica attuale che impedisce al regime di colmare il crescente deficit di bilancio attraverso l’aumento delle tasse. Misura di fatto improponibile, quest’ultima, a causa del crollo dell’export e della bassa crescita economica, ferma a uno scarso 1 per cento nel 2025, considerata ancora in diminuzione per l’anno in corso. In questi quattro anni di guerra, sottolinea l’economista, si è assistito a una........