InCubaTi! Collasso di un regime
Quale grave malattia ha incubato l’Avana, malato terminale dei Caraibi? Semplice: è stata la hubris del virus comunista che l’ha condotta al suo drammatico fine-vita. Eppure, nemmeno oggi i suoi responsabili hanno il coraggio di ammettere il fallimento storico del loro regime, che si regge sul falso mito di una rivoluzione che non ha liberato popoli, ma al contrario li ha fatti miseri e schiavi di un’ideologia totalitaria del partito unico. La sua caratteristica perversa è sempre stata quella dell’ipertrofia burocratica, necessaria e indispensabile per potere guidare un’economia centralizzata, dove tutto dipende da centri di comando, spesso e volentieri gestiti da incompetenti capaci di sfornare piani di produzione che nulla hanno a che fare con la realtà oggettiva dei territori, dei mercati e delle catene di valore internazionali e mondiali. Il più fulgido esempio di questa follia della pianificazione dall’alto è stato il collasso della produzione agricola e industriale, che ha avuto come conseguenza paradossale la distruzione della storica filiera dello zucchero, già pesantemente colpita fin dagli anni Sessanta dai tentativi di industrializzazione forzata di Ernesto “Che” Guevara, e aggravato in seguito da decenni di inefficienza burocratica statale. E fu proprio responsabilità diretta del “Che” (mai dare a un medico la cura di una materia che non conosce!) che volle la centralizzazione radicale della produzione agricola, eliminando gli incentivi materiali a favore dei contadini, sostituiti dai “doveri morali” di dover contribuire disinteressatamente al benessere della collettività.
Cosa che in soli quattro anni, dal 1958 al 1962, fece crollare il Pil cubano del 25 per cento! È ben noto........
