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Sul treno con Amerigo verso la salvezza

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11.10.2019

Qual è “L’Arte Sua”? Il tacere; il raccontare; il mentire... Ognuno ha nel proprio carattere il suo personalissimo arcolaio con il quale intesse un tracciato esistenziale unico e irripetibile. Linee, curve, spezzate, spazi vuoti, vie e ponti interrotti che non portano da nessuna parte. A volte, queste direzioni si sdoppiano e come altrettante linee dell’universo seguono strade tutte loro, senza nessuna freccia temporale che sia mai rivolta all’indietro. Nel suo bellissimo romanzo-verità basato su una storia vera, intessuto dalle testimonianze di sopravvissuti e dai documenti d’epoca, Viola Ardone racconta “Il Treno dei Bambini” (Ed. Einaudi 2019, in corso di traduzione in 27 Paesi) con una prosa squisita che presenta deliziose assonanze, per ambientazione e coloritura dei suoi personaggi, con il romanzo “Magari domani resto” di Lorenzo Marone. Si parla di un episodio esemplare di solidarietà dell’immediato Secondo dopoguerra, in cui il Pci emiliano in stretto coordinamento con le donne comuniste che avevano combattuto a Napoli a fianco della Resistenza, organizzarono treni della solidarietà trasferendo bambini napoletani dalle zone disagiate e depresse della città, per collocarli presso famiglie emiliane che avevano dato la loro disponibilità ad accoglierli per brevi-lunghi periodi. Il tutto raccontato con gli occhi e le parole bellissime ed essenziali (meticciate tra formidabili espressioni dialettali e l’italiano raffinato della mente che guida la scrittura del testo) di un bambino dei vicoli napoletani più adulto della sua età, perché a otto anni deve andare a lavorare per aiutare sua madre a sopravvivere nel loro basso insalubre di una Napoli della fame e della........

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