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Strage di Paderno Dugnano: inferno dantesco tra dubbi e domande

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04.09.2024

Si chiamava Riccardo, ed era un ragazzo che, come me, ascoltava i Beatles e chissà, magari anche Mick Jagger e i Rolling Stones. E sebbene l’imperfetto si addica all’umano − siamo pur sempre legni storti, asseriva Kant; di certo non propriamente marci aggiunge lo scrivente − d’istinto ho convertito il tempo verbale dal presente al passato. Forse perché, se il Chiarioni − per cognome come si indicano i grandi scrittori e i compagni di liceo − è ancora qui con carne e fiato, temo che Riccardo abbia dissipato la sua essenza umana in quella stanza mentre maciullava il suo papà, la sua mamma e il suo fratellino.

A Paderno Dugnano, un comune come tanti, un puntino tra i mille presenti in quella ragnatela urbanizzata che corrisponde alla provincia di Milano, d’un tratto l’inferno dantesco ha preso forma, si è modellato nelle pieghe infinite che contraddistinguono l’animo o quella cosa........

© L'Opinione delle Libertà


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