Il successo delle riforme di Javier Milei |
Tratto dal saggio “The Chainsaw Revolution: Javier Milei’s Rothbardian Assault on Argentine Collectivism”, finalista del Kenneth Garschina Undergraduate Student Essay Contest 2026 per il Mises Institute.
Come può un libertario perseguire i propri fini dal vertice dell’autorità politica? La risposta è semplice: deve fermare l’intrusione del governo riducendo il raggio operativo dell’apparato statale. La motosega che Milei agita nei suoi comizi simboleggia proprio questa intenzione, ossia la volontà di spezzare gli schemi statalisti che hanno impoverito l’Argentina.
Il suo primo decreto presidenziale ha autorizzato l’eliminazione di vari ministeri, riducendone il numero da 18 a 9. Inoltre, colpì la burocrazia federale licenziando circa 37.000 dipendenti pubblici e sopprimendo quasi cento segreterie e strutture sottosegretariali, insieme a oltre duecento unità amministrative di livello inferiore. Poco dopo annunciò un decreto esecutivo di ampia portata, il cosiddetto “Megadecreto”, destinato a smantellare centinaia di regolamentazioni nel mercato degli affitti e del lavoro per restituire competitività al sistema economico.
Milei ha ridotto il bilancio pubblico del 35 per cento in termini reali e lo ha portato in pareggio nel giro di un mese dal suo insediamento. Di conseguenza, l’Argentina ha registrato un avanzo fiscale pari a 625 miliardi di pesos nel primo trimestre del 2024. Si è trattato di un’inversione sorprendente, dato che un surplus paragonabile non si registrava dal lontano 2011. Come Milei ha più volte ribadito, la regola del deficit zero costituisce un pilastro non negoziabile della sua agenda. Lo stesso Rothbard denunciava i disavanzi come una forma di furto intergenerazionale e riteneva che il debito pubblico dovesse essere ripudiato.
La priorità dell’amministrazione libertaria è stata di domare l’inflazione galoppante. Il ministro dell’Economia Luis Caputo ha consentito al tasso di cambio di aggiustarsi liberamente e ha contenuto le conseguenti pressioni inflazionistiche imponendo disciplina fiscale, arrestando l’espansione monetaria e ponendo fine al finanziamento della spesa pubblica tramite il Tesoro. Lo spettro dell’iperinflazione si è dissolto nell’arco di un anno. Nell’aprile 2024 l’inflazione mensile era già scesa all’8,8 per cento; a giugno era ulteriormente calata al 4,6 per cento e la terza settimana di quel mese segnò il primo periodo senza aumenti dei prezzi in trent’anni. Secondo i dati più recenti disponibili, nel dicembre 2025 l’inflazione mensile si attestava al 2,8 per cento.
L’abrogazione della legge sugli........