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Chi ha sospeso SpaceX?

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La notizia che SpaceX avrebbe improvvisamente limitato le prestazioni del sistema satellitare utilizzato dalle forze armate ucraine è stata inizialmente interpretata come l’ennesima iniziativa di Elon Musk, l’imprenditore che sembra ormai esercitare, attraverso il controllo di alcune infrastrutture tecnologiche essenziali, un potere capace di condizionare persino l’andamento delle guerre. Ma le informazioni emerse nelle ultime ore suggeriscono che la questione sia diversa, e politicamente assai più rilevante.

Nella notte fra il 13 e il 14 ottobre, numerosi reparti ucraini hanno constatato che i terminali satellitari impiegati sui droni perdevano la connessione quando superavano determinate velocità. La limitazione, fissata nominalmente intorno ai 160 chilometri orari, ha compromesso diverse operazioni militari, comprese quelle dei droni intercettori utilizzati per contrastare gli attacchi russi. Il provvedimento, secondo fonti del ministero della Difesa ucraino, sarebbe stato introdotto senza alcun preavviso.

La conseguenza è facilmente comprensibile anche per chi non possiede particolari conoscenze di tecnologia militare. Un drone che dipende dal collegamento satellitare per essere guidato verso il proprio obiettivo e perde improvvisamente la connessione quando accelera oltre una certa velocità diventa, almeno per quel tipo di missione, è inutilizzabile. Se poi il suo compito consiste nell’intercettare un velivolo nemico più veloce, la limitazione equivale sostanzialmente a impedirgli di svolgere la propria funzione.

Non si tratta dunque di un inconveniente marginale, ma di un intervento capace di modificare immediatamente le possibilità operative di un esercito impegnato a difendere il proprio territorio.

La prima reazione è stata quella di attribuirne la responsabilità a Musk. Una conclusione comprensibile, considerando che SpaceX gestisce Starlink e che in passato il suo proprietario aveva già assunto posizioni controverse sull’impiego militare della propria tecnologia in Ucraina. Ma proprio Musk ha introdotto un elemento che dovrebbe indurre a riconsiderare l’intera vicenda.

Esistono infatti due sistemi distinti, sebbene tecnologicamente collegati: Starlink e Starshield. Il primo è un servizio commerciale di comunicazioni satellitari, appartenente a SpaceX e destinato prevalentemente a impieghi civili. Il secondo è stato sviluppato per esigenze militari e di intelligence e consente utilizzazioni che il normale servizio commerciale non autorizza, comprese alcune operazioni condotte mediante droni militari.

La distinzione è decisiva perché, secondo quanto dichiarato pubblicamente dallo stesso Musk, i sistemi Starshield sono di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti. Le eventuali limitazioni relative alla velocità o alle modalità di impiego, ha precisato l’imprenditore, vengono decise........

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