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Opposizione al Dpcm: rischiare e soffrire per la libertà

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12.05.2020

Io credo che sia capitato a molti, parlando in quest’Aula di provare un senso di inutilità. Non mi riferisco alle presenze che dipendono dalle fluttuazioni, dagli orari, dalla calendarizzazione; mi riferisco al fatto che spesso, molto spesso, quasi sempre, la funzione essenziale del Parlamento viene in un certo senso non onorata perché poi i parlamentari votano sempre o quasi sempre secondo le indicazioni dei gruppi. Questo è vero un po’ in tutte le democrazie parlamentari, unica eccezione il Parlamento americano che, essendo quella una repubblica presidenziale – quindi non rischiando il parlamentare di far cadere il proprio Governo, anche se in coscienza è contrario a una legge – è il Parlamento probabilmente più libero del mondo. Tuttavia, questa sensazione di inutilità è sbagliata, perché se è vero, come è vero, che in realtà ci si ascolta, ma poi la votazione è sempre predeterminata, questo però ha degli effetti nel prosieguo, nel senso che, se uno illustra certe posizioni in maniera convincente, non in quell’occasione ma in occasioni successive, può darsi che il parlamentare della parte avversa – o delle parti avverse, in un mondo politico multipolare come il nostro – ne tenga poi conto, magari per posizionarsi su una posizione più difendibile, oppure perché i fatti lo obbligano a quella scelta, oppure magari perfino perché il suo convincimento muta.

Quindi, è importante – credo – spiegare esattamente perché le forze di opposizione, tutte e quattro, la Lega che io rappresento, Fratelli d’Italia, Forza Italia e i cattolici-democratici con Maurizio Lupi, hanno presentato questa mozione. Ne parlerò prima sul merito e poi sul metodo. Ci sono stati diversi errori nella gestione di questa crisi data dalla pandemia: errori di impreparazione e burocratizzazione che hanno ritardato gli approvvigionamenti (ma questo ci sta, perché è una cosa nuova); errori abbastanza gravi nell’insufficiente armonizzazione tra i criteri per il conteggio dei deceduti nei vari Paesi dell’Unione europea, almeno nell’Unione europea, per cui poi è molto difficile comparare la situazione dei vari Paesi; errori nell’eccessiva – a mio modo di vedere – penalizzazione dei luoghi aperti, perché i virus si trasmettono più facilmente in quelli chiusi, quindi avere penalizzato in maniera così totale i luoghi aperti non sembra una cosa di grande; errori nel volere delle risposte immediate dagli scienziati, dai ricercatori, dai medici, perché la scienza arriva alle conclusioni, ma ci arriva dopo una serie di ipotesi che vengono testate e vagliate. Il fatto di chiedere subito delle risposte per una cosa nuova era sbagliato intrinsecamente. Non solo, ma ha dato l’impressione che la scienza non fosse in grado di gestire il fenomeno: la scienza lo sarà, ma ha i suoi tempi, ma l’errore più grave è stato un altro. Una pandemia si caratterizza essenzialmente per quattro parametri: la........

© L'Opinione delle Libertà


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