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Il governo, la linea Maginot e la Lega

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04.08.2020

La prima guerra mondiale, con la sola eccezione della riuscita battaglia di sfondamento di Vittorio Veneto, fu essenzialmente una guerra statica, di usura, di trincea. E questo produsse una mentalità conservatrice in molti stati maggiori e soprattutto in quello francese, che, ritenendo che mitragliatrici e cannoni a tiro rapido avessero reso impossibili le cariche di cavalleria e non avendo ben compreso l’uso dei carri armati in loro sostituzione, immaginò un’enorme trincea fortificata e armata, al cui riparo respingere gli attacchi tedeschi, fino a quando gli effetti del blocco economico non avessero indebolito la Germania sino alla resa, nella possibile nuova guerra che si temeva. Nacque così la linea Maginot.

Fu un’incredibile (e costosissima) opera di ingegneria, lungo tutta la frontiera franco-tedesca sorse, su più linee di difesa, una gigantesca serie di forti e casematte armate con cannoni su torrette idrauliche, collegate da centinaia di chilometri di gallerie sotterranee percorse da treni elettrici, con caserme, depositi di munizioni, di materiali, di viveri e, in guerra, una guarnigione permanente di centinaia e centinaia di migliaia di soldati francesi. Fu un miracolo della tecnica, ma anche il più tragico degli errori, tale da predeterminare la futura sconfitta della Francia. E vediamo perché. Se tra due potenze comparabili, una immobilizza gran parte di investimenti, armamenti e uomini distribuendoli in una lunga linea e l’altra li tiene invece quasi tutti in una massa mobile, la seconda potrà scegliere quando e dove attaccare, concentrando lì tutti gli sforzi e ottenendo in quel punto una superiorità schiacciante.

A un milione di soldati francesi disseminati e statici, chiusi in un sistema di bunker lungo centinaia di chilometri, poteva corrispondere un milione di motorizzati soldati tedeschi rapidamente concentrabili tutti in un solo settore, con conseguente inevitabile sfondamento. A parte la riuscita opera di diversione di fingere di aggirare a nord la Maginot, per attirare le truppe mobili franco-inglesi in Belgio, per poi dividerle penetrando più a sud nelle Ardenne, la Maginot venne sfondata in più punti, superando e lasciando sul posto il grosso della sua grande guarnigione e, mentre i tedeschi arrivavano a Parigi, cuore della Francia, determinandone lo sconfitta, i soldati della Maginot erano ancora là, fermi, inutili e inutilizzati. Perché lo scopo di una guerra, anche se sempre bestiale e crudele, non è uccidere quanti più........

© L'Opinione delle Libertà


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