“Norimberga”: nel film di James Vanderbilt, il lungo duello tra il nazista e lo psichiatra 

Ottant’anni fa, a gennaio 1946, nel Palazzo di Giustizia di Norimberga, il collegio giudicante formato da 8 giudici (4 titolari e 4 sostituti), nominato da Usa, Regno Unito, Francia e Unione Sovietica, cioè i Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale, era impegnato a dibattere sulle effettive responsabilità degli alti gerarchi nazisti presi prigionieri dagli Alleati con la fine dell’immane conflitto. Questo primo processo di Norimberga, iniziato il 20 novembre 1945, si sarebbe concluso, dopo 218 udienze, il 1° ottobre del ‘46: con 12 condanne a morte per impiccagione, 3 ergastoli e 4 condanne a varie pene detentive.

Ma si potevano processare tutti quegli imputati – da Hermann Goring, numero 2 del regime nazista, e Rudolf Hess, fedele “Vicario” di Hitler, ad altri 19 gerarchi politici e militari – senza che ancora fossero esistite, all’epoca dei fatti, norme precise e codificate per dibattimenti penali di questo genere, vòlti a giudicare violazioni, su scala internazionale, dei diritti inalienabili dell’uomo? Non si violava, così, quello che da sempre era uno dei princìpi fondamentali del diritto –........

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