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L’unica straordinarietà per il Mezzogiorno è il fattore “tempo”

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24.09.2019

Per favore non ripetiamo ai cittadini del Sud del Paese le stesse promesse, gli stessi slogan che in passato quelli della mia generazione tentarono di fare imitando o tentando di imitare gli ideatori di una politica e di una strategia del Mezzogiorno. Mi riferisco ai padri dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno come Donato Menichella, a Pasquale Saraceno, a Gabriele Pescatore, a Giulio Pastore. Dal dopoguerra ad oggi abbiamo promesso tanto ma gli indicatori macro economici purtroppo sono rimasti sempre gli stessi. La scossa alla stasi è stata data solo nel 2001 con il Programma delle Infrastrutture Strategiche e il vero quadro programmatico a scala comunitaria il Mezzogiorno l’ha vissuta nel 2004 prima e nel 2013 dopo con la definizione delle Reti Ten-T. Non ci sono piani da disegnare, ma solo programmi da attuare.

Sarebbe bastato che un consigliere del presidente Giuseppe Conte avesse sottoposto alla sua attenzione l’elenco delle opere inserite nel Programma delle Infrastrutture Strategiche supportato dalla legge 443/2001 e approvato dal Cipe e quelle nel Programma delle Reti Ten-T sia nella edizione del 2004 che del 2013. Ebbene, il presidente avrebbe potuto così apprendere che tutte le opere capaci di infrastrutturare in modo organico il Mezzogiorno di Italia erano non solo inserite in tale programma ma, escluso il Ponte sullo Stretto, erano state tutte trasformate in elaborati progettuali definitivi (nel 2001 erano solo intuizioni progettuali) per oltre l’80 per cento, erano state approvate dal Cipe, erano state supportate da adeguate risorse, alcune erano in costruzione e altre già realizzate. Faccio solo alcuni esempi elencando quelle che per rilevanza e dimensione possono considerarsi opere chiavi dell’intero impianto logistico del Sud del........

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