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Sottosuolo. Il punk visto da un portico

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27.04.2026

Dalla rabbia all’azione. C’è stato un momento e un luogo preciso nella storia della musica in cui il punk ha iniziato ad articolare la sua denuncia sociale in frasi complesse, abbandonando gli slogan e i one liner da rissa. A Washington DC, il periodo tra il 1984 e il 1986 ha preso il nome di Revolution Summer. Una dichiarazione d’intenti coniata dall’impiegata della Dischord Record Amy Pickering, che dall’uscita postuma di Subject to Change (1983) dei Faith aveva ben intuito che l’hardcore punk aveva il potenziale per cambiare, se non il mondo, almeno l’America. Per farlo, doveva abbandonare i soliti tre accordi suonati velocissimi e dissociarsi dall’ondata di violenza che stava invadendo i concerti della scena. Bisogna tenere presente che 40 anni fa la controcultura viaggiava al ritmo di cassette, di 7” e zine passate per mano durante i live negli scantinati e nelle palestre delle scuole.

La mente dietro questa rivoluzione ha un nome: Ian MacKaye. Un po’ il Thomas Edison del punk, Ian........

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