“Più di una vita”, l’India di Rossellini
“In un anno in India ho percorso quattromila chilometri in auto e mille in treno, ho riportato oltre quattromila foto e una straordinario documento di vita”. A parlare così è Giorgio Tonti, testimone vivente di una delle pagine non del tutto conosciute della vita del regista Roberto Rossellini. Giorgio ha 90 anni, è figlio del noto direttore della fotografia Aldo Tonti, che oltre a lavorare con Luchino Visconti, Totò e altri notissimi autori dell’epoca, fu l’alter ego alla macchina da presa del padre del Neorealismo. L’8 dicembre 1956 Rossellini attraversa un periodo buio: i film con Ingrid Bergman non sono andati benissimo e la fama di Roma città aperta, Paisà e Germania anno zero si è appannata in un tunnel esistenziale. Rossellini fa testamento, afferma che il cinema così com’è non lo interessa più e parte alla volta dell’Asia meridionale dopo aver conosciuto il Primo ministro Jawaharlal Nehru, erede del Mahatma Gandhi, che gli chiede un documentario in più puntate per raccontare i progressi del suo Paese. Il Roberto nazionale, il grande amateur di Anna Magnani e della diva svedese che intanto torna a Hollywood e vince il secondo Oscar nel 1956 con Anastasia, infila in valigia una dose spropositata di spaghetti e si incammina verso l’avventura. L’inseparabile Aldo Tonti, che aveva girato col regista nel 1952 Europa ‘51, parte con lui e, dopo qualche mese, chiama sul set il figlio ventiduenne, Giorgio, che diventa la voce narrante di questa pagina indiana.
Giorgio è presente alla serata alla Casa del Cinema di Roma per la visione dell’eccezionale documentario. Gli autori, Ilaria de Lauretiis, che ha firmato anche il........
