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L’8 settembre prima del 25 luglio?

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Forse l’autodafè interno alla maggioranza bisognerebbe fermarlo. Prima che inizi un processo paradossale e forse inarrestabile. Una sorta di 8 settembre cui seguirà inevitabilmente anche il 25 luglio della incolpevole Giorgia Meloni. Che non poteva farci nulla con una simile classe dirigente, di partito ma anche di coalizione. L’unica che si è mossa bene per questi anni – e con che risultati – è stata lei. Ma in patria non è stata profeta o profetessa. Gli altri hanno dormito sugli allori. E continuato a tentare di mettersi in mostra per sperare di entrare un giorno anche loro nella Ztl. Senza nemmeno rendersi conto del razzismo antropologico della sinistra e della sua intellighenzia. Che una volta che ti ha bollato come “fascio”, sarà così a vita.E così nei fatti ti considera. Anche se neppure eri nel Msi. Con un paio di eccezioni che però francamente non fanno testo.Di tutti gli altri si aspettava solo un passo falso per fare cascare il domino delle tessere attraverso una complessa rete di autogol a ripetizione. Un’operazione come quella dei cercapersone venduti da Israele agli hezbollah.Inciampati sulla prima sconfitta politico elettorale i conti Fdi, Fi e Lega se li sono fatti da soli: una sorta di lite a botte di piatti tirati nelle pareti come nelle peggiori o migliori famiglie italiane medie. Dando pure l’impressione di possedere lunghe e inesorabili code di paglia. Oltre che di essere sommersi (e mai salvati) dal solito senso di inferiorità.Beh, se si vuole coltivare qualche speranza di una bella rivincita nel 2027 va forse cambiato il verso oltre che il passo: inutile tutti questi capri espiatori offerti generosamente a Conte e Schlein. Che fatalmente chiederanno sempre di più sgranocchiando pop corn.Inutile anche insistere su riforme e legge elettorale. Anche perché, se pure quest’ultima passasse in fretta e furia, sempre andrebbe in vigore a meno di un anno dalle politiche.E il Consiglio d’Europa che anche in passato ci ha cazziato per questa cosa, fatta da governi non solo moderati ma anche “de sinistra”, stavolta si impunterebbe e imporrebbe a Mattarella di non firmarla. E mai imposizione arriverebbe più gradita, tra parentesi.Qui la soluzione è solo economica. Reaganiana. Dare più soldi e meno tasse al ceto medio alto produttivo. Perché le solite mance a chi ha l’Isee da 20 mila euro annui, che prevede la vita sotto i ponti, a poco gioverebbe all’economia. E tantomeno al consenso nelle urne: quelli purtroppo manco vanno a votare da 20 anni. E tanto meno ai referendum confermativi costituzionali, a quanto sembra.Dai invece cento euro o 200 euro in più al mese a chi ha pensioni da tre volte la minima in su. Dai sei mila euro in più a chi ne guadagna dai 30 mila ai 100 mila annui. Poi vediamo se il Paese non riprende fiducia. Reagan fece così. La Thatcher pure e Trump a modo suo anche.Così funziona. Altro che destra sociale.Ma bisogna farlo in fretta e senza ripensamenti. Sennò dopo questo 8 settembre anticipato arriverà fatalmente il 25 luglio posticipato.E Giorgia Meloni un simile epilogo politico non lo merita. Qualcuno intorno a lei e nella maggioranza forse, anzi sicuramente, sì.Lei però no davvero. Ma anche un Maradona non può vincere una partita da solo, se gioca in una squadra di pippe.

Aggiornato il 27 marzo 2026 alle ore 10:23


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