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I paradossi dell’indagine su Cerciello Rega

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21.09.2019

Ha veramente ragione Mauro Mellini, i peggiori sospetti sulle circostanze che hanno portato all’assassinio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ormai hanno preso corpo. A cominciare dagli errori, dai falsi e dalle omissioni perpetrate da alcuni suoi colleghi della Stazione Farnese, a quanto pare. E a quanto è stato riportato dai maggiori quotidiani nazionali. Errori e falsi perpetrati forse non solo da loro, se è vero come è vero che dentro al reparto operativo dell’Arma che ha condotto le indagini e individuato gli assassini in poche ore – assassini che seguendo le indicazioni dei testi del fattaccio si sarebbero altrimenti facilmente dileguati visto che erano stati indicati come “maghrebini” – si parla apertamente di una specie di “caso Stefano Cucchi al contrario”. Cioè di una catena di verità taciute per carità di patria con la differenza che stavolta non si doveva coprire l’omicidio preterintenzionale di un indagato per droga, ma scoprire i colpevoli dell’omicidio di un “collega”.

Certo, la Benemerita dal caso Cucchi a quello della tragica morte di Cerciello Rega non sembra avere fatto passi in avanti nella gestione di squadra. Il primo paradosso è quello sull’assegnare a due carabinieri, abbastanza inesperti (“Mario – ci dice chi lo conosceva benissimo – era uno che al massimo aveva arrestato dei borseggiatori in autobus, quell’altro........

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