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Trump-Putin: the war is (quasi) over

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14.10.2026

Una raccomandazione in premessa. Cari amici filo-ucraini, non surriscaldatevi prima del dovuto. Non che si faccia il tifo per la parte sbagliata, ma neanche è possibile che ogni tentativo di analizzare la situazione con spirito pragmatico e lucido debba essere considerato un atto di alto tradimento rispetto alla sacra causa dell’Ucraina.

Non è accettabile che, se si dice la verità sui rapporti di forza espressi sul campo di battaglia, si venga scambiati per disfattisti al soldo della Russia. Allora raccontiamocela questa verità. Siamo a quasi cinque anni di guerra e Kiev è ancora in piedi, in nome e per conto dell’Europa occidentale, a battersela contro il gigante russo dai piedi d’argilla ma dalla faretra piena di frecce letali. È vero, Mosca non ha vinto. Ma è lì a contendersi l’ultimo palmo di terra del Donbas ancora in mano agli ucraini.

La guerra voluta da Putin segue il principio della goccia d’acqua che scava la pietra, gutta cavat lapidem. Come se l’autocrate del Cremlino avesse tutto il tempo – e tutte le risorse, soprattutto umane – del mondo per chiudere la partita con Kiev a modo suo e non di Kiev, o di chi partecipa al simposio dei nani da giardino della Ue.

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca il quadro complessivo è decisamente cambiato. Trump non vuole la guerra contro un player globale che lui preferirebbe schierato dalla sua parte e non da quella dei suoi competitor, a cominciare dalla Cina. Non c’è quindi da stupirsi se, oggi, comunichi ai partner occidentali di aver trovato un’intesa con l’omologo russo per ricevere la fornitura di alcuni milioni di barili di gasolio estratti e raffinati in Russia in cambio dell’allentamento delle sanzioni contro il Paese euroasiatico, emesse in risposta all’aggressione all’Ucraina (già 2,25 milioni di barili di gasolio nella prima fornitura, per un complessivo stimato in 13milioni 750mila barili).

E ancor meno stupisce il benservito che lo stesso Trump avrebbe dato al mai amato Zelensky, in diretta televisiva (occorre che l’Ucraina abbia un nuovo presidente, parola di Donald). Gli europei sono frastornanti e attoniti per questi continui voltafaccia del tycoon statunitense. E fanno male a esserlo. A dirla tutta: lo hanno sottovalutato e perseverano nell’errore.

Trump non scherzava affatto quando ha lanciato la sua campagna per la seconda presidenza al grido d’arme Make America Great Again. Maga,........

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