La rivolta in Iran e la coscienza sporca della sinistra

Bellissime, coraggiose ragazze di Teheran che, insieme ai vostri coetanei iraniani, state mostrando al mondo cosa significhi combattere per la libertà. Eroiche donne che state trascinando un popolo alla rivolta, un giorno la storia parlerà di voi e del vostro sacrificio. Vi ammiriamo e vi siamo grati per averci restituito un’idea di gioventù che dalle nostre parti è andata smarrita, abituati come siamo stati a fare i conti con il popolo dei fighetti nostrani che fanno il tifo per i peggiori fanatici, nemici dell’Occidente. È probabile che la ribellione di queste ore non porti alla caduta del regime degli ayatollah. Non basta la volontà del popolo a cambiare le cose, serve il sostegno di almeno uno dei pilastri che reggono il potere degli oppressori. Senza un intervento armato esterno – servirebbe l’azione salvifica di Donald Trump “cavallo pazzo” – un regime autoritario crolla solo se collassa dall’interno. Purtroppo, al momento non sembra che alcuna delle verticali di potere in Iran stia per cedere. Anche dall’esercito, che tra le forze in campo era quella sospettata di essere pronta a cambiare bandiera, sono arrivate dichiarazioni di fedeltà alla guida suprema Alī Khamenei.

Tuttavia, resta il mirabile sforzo della popolazione di provare ad affrancarsi dalla dittatura con le sole proprie forze. Certo, vi è un movente economico alla base dello scoppio della rivolta – la gente è alla fame – ma, in premessa, resta evidente la matrice ideale, tutta al femminile, dell’innesco della protesta. E noi europei, noi occidentali? Cosa stiamo facendo per aiutare quei coraggiosi a riprendersi la libertà? Poco o niente. In realtà, l’Unione europea qualcosa fa: monitora. Se la statua della giustizia potesse parlare ci prenderebbe tutti a pernacchie. Si obietterà: la gente di destra è da sempre restia alle manifestazioni di piazza, a mostrarsi........

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