Che succede in Forza Italia?

Per Giorgia Meloni non è affatto un buon momento. Dal giorno della sconfitta al referendum sembra che non ne azzecchi una. Sembra che abbia perso quel tocco magico che l’ha resa vincente e famosa, in Italia e all’estero, negli anni della sua permanenza a Palazzo Chigi. Ora anche la rottura con Donald Trump, che non lascia presagire niente di buono per il futuro politico del centrodestra alla guida della nazione. Che spettacolo deludente! Per anni ci siamo illusi che con la leadership della Meloni l’Italia potesse riscattare quell’immagine di Paese inaffidabile che si porta appiccicata addosso da oltre un secolo. Invece, siamo nuovamente al solito salto della quaglia, al cambio di campo a battaglia in corso. Filo-trumpiani fino a ieri e, al primo stormir di foglia, si salta giù dal carro in movimento dell’amico-alleato. E a quale rischio? Di rompersi l’osso del collo. Già, perché la gente non è stupida e alle folgorazioni improvvise, che provocano altrettante repentine inversioni di marcia, non crede neanche un po’. L’opinione pubblica sospetta (avrebbe torto?) che sia solo questione di meschina convenienza elettorale.

Donald Trump precipita nel gradimento degli italiani? E la destra che fa? Prende le distanze, si smarca, s’inventa un trascorso di “no” spiattellati in faccia all’uomo più potente del mondo per raccontare una storia di rifiuti e schiene dritte che, francamente, fa acqua da tutte le parti. Ma se oggi la Meloni ha un problema ben visibile di coerenza della linea in politica estera, ne ha uno ugualmente grosso all’interno e che riguarda la tenuta della sua coalizione. Grazie all’attenzione  ossessiva dei media per quel che sta accadendo a Washington nell’evolversi della crisi Italia-Usa, innescata dall’attacco frontale del presidente Trump alla sua ex-amica Giorgia Meloni, poco si dice di ciò che sta accadendo all’interno di Forza Italia, seconda gamba del centrodestra. Nel partito berlusconiano è in atto un terremoto politico del quinto grado della scala Richter. Non si tratta delle solite beghe di palazzo, che non sono mai mancate in un partito a guida verticistica dai tempi della sua fondazione. C’è di più in pentola. C’è sicuramente la decisione dei proprietari del partito – che........

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