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Agente “Giuseppi” Conte al servizio di sua maestà

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08.10.2019

La spy story in cui è coinvolto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte obbliga a qualche riflessione. I fatti, non smentiti, resi noti da “The New York Times” riguardano le incursioni estive a Roma del ministro della Giustizia degli Usa e Attorney general, William Barr, accompagnato dal procuratore John H. Durham per incontrare i dirigenti dei Servizi segreti italiani. Le visite sarebbero state due: la prima in pieno ferragosto, la seconda in settembre. La prima volta Barr avrebbe visto il capo del Dis, Gennaro Vecchione; al secondo briefing avrebbero partecipato anche il capo dell’Aise Luciano Carta e quello dell’Aisi Mario Parente. In pratica, tutta la nostra Intelligence. Scopo dei meeting l’acquisizione da parte americana d’informazioni sul presunto complotto messo in piedi contro il Presidente Donald Trump, noto come “Russiagate”. Riflettori puntati su un’oscura figura che si muove nell’area grigia dello spionaggio: il professore maltese Joseph Mifsud. Docente alla Link Campus University di Roma, sarebbe lui la gola profonda che ha spifferato al trumpiano Georges Papadopoulos del presunto complotto. Mifsud da un po’ di tempo è introvabile e William Barr vuole sapere dagli italiani che fine abbia fatto, visto che aveva chiesto protezione al governo di Roma. La sua testimonianza serve agli uomini vicini a “The Donald” a corroborare gli elementi che hanno in mano e che condurrebbero a un coinvolgimento di esponenti politici statunitensi nella fabbricazione del dossier per defenestrare Trump. I contatti tra un’autorità politica straniera e la struttura tecnica dell’apparato di sicurezza italiano sono avvenuti aggirando tutti i vincoli protocollari che disciplinano la complicatissima materia. Se vi è stata violazione delle regole la responsabilità non può che essere del Capo di governo, titolare della guida del Dipartimento........

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