#Albait. L’Io e il 2026
Giorgio Dell’Arti in un reel dice: prima di nascere io non so vedermi come io. Io non esiste. Da dove arriva questa capacità di dire “io”?
La poesia e la realtà dell’infanzia
Sembra una domanda di rito, quasi lirica, introspettiva. E invece è politica. L’io è trascurato. Riteniamo normale dire “io”. Eppure, l’io è una scoperta successiva al “tu”.
Il bambino riconosce prima la mamma poi, attraverso lei, scopre sé stesso.
L’io è una scoperta. La stagione dell’io si sublima nella rivendicazione costante infantile di possesso. Mio, mio, mio è quel che i bimbi improvvisamente dichiarano.
Quando il bimbo vuole gratificare o giocare, offre il “suo” giocattolo alla persona istintivamente amata. Scopre la necessità della cooperazione. La può ottenere in due modi: l’ordine capriccioso o la genuina collaborazione. Nel primo caso, esercita il potere debole della tenerezza che suscita. Il bimbo può imparare a usare l’altrui bontà per governare gli adulti.
L’adolescenza
Quando cresciamo, scopriamo i sentimenti. Anche in adolescenza si può seguire la strada dello sfruttamento dei sentimenti altrui per dominarli. È una fase di sperimentazione. Ricordo mia madre........
