Permixtio, l’equivoco delle città mescolate: risposta a Sbailò e Graziotto

Nel recente articolo Parole e potere: le contraddizioni silenziose della tradizione cattolica, apparso su L’Opinione, ho cercato di interrogare il discorso rivolto da Leone XIV al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, soffermandomi su due nuclei teoretici: il paradigma agostiniano delle due città come chiave di lettura della storia e la questione del rapporto tra linguaggio e verità. La tesi di fondo era che l’architettura concettuale del discorso papale – la gerarchia tra città celeste e città terrena, tra fides et ratio – porti con sé implicazioni che il testo non esplicita ma che appartengono alla coerenza interna della tradizione cattolica. Ciro Sbailò, costituzionalista e professore ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università degli Studi Internazionali di Roma, e Roberto Graziotto, studioso del pensiero di Ferdinand Ulrich e Ernst Jünger, hanno ritenuto di rispondere a queste considerazioni con un intervento intitolato Nessun ambito sulla terra è univocamente Babilonia, nessuno univocamente Gerusalemme. Credo di aver individuato nelle loro osservazioni due ordini di obiezioni: una di metodo, l’altra di merito.

A Roberto Graziotto va peraltro un ringraziamento per l’attenzione riservata in passato ad alcuni miei scritti, che ha avuto la cortesia di tradurre e pubblicare in tedesco – una consuetudine di dialogo che rende questo confronto particolarmente gradito. La prima obiezione riguarda il metodo. Gli autori ritengono che vi sia una sproporzione tra il testo analizzato – un discorso occasionale e prudenziale – e le conclusioni che ne vengono tratte. “Non perché il problema non esista sul piano teorico generale”, precisano, “ma perché non crediamo che questo sia il testo giusto in cui giocarlo”. Che il problema esista anche ad avviso dei miei critici, dunque, è fuori discussione. La domanda diventa: dove cercarlo? E qui conviene tornare a ciò che l’articolo effettivamente tentava di attuare. Il discorso di Leone XIV non veniva trattato come un documento autosufficiente, ma come una porta d’accesso a una costellazione dottrinale più ampia. Quando il........

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